Anteprima del volume 2018 sul tema Life Coaching e Counseling, prime 3 pagine

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Ognuno ha il suo Regno e il suo Trono, qui… il Maestro nel suo Regno

Sono tre pagine, tre pagine dense, da cui spero emerga un senso. E mi fa piacere pensare che chi coglie questo senso mi contatti e ci incontreremo alla presentazione del libro per fare una grande festa di vita.

Ricordo solo di iscriversi alla rivista Communication Research perchè invito i partecipanti che si iscrivono e mi seguono in via prioritaria – qui il link http://eepurl.com/b727Pv

Daniele Trevisani

Il file con le prime 3 pagine è scaricabile direttamente da questo link:

Daniele Trevisani – Life Coaching, Counseling Umanistico e Corporeo – prime 3 pagine

Vuoi un cuore sano? Allora, lavora sulla tua personalità… Buone notizie e rischi reali sulla relazione tra personalità e salute

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Noi pensiamo che la causa principale delle malattie coronariche sia data da un complesso di reazioni emotive, cha abbiamo chiamato comportamento di tipo A“. Così avvertivano i medici Friedman e Rosenman già nel 1959.

Da allora, nessuno a scuola si è mai preoccupato di insegnarci a riconoscere il dramma dell’essere “Tipo A” e anzi questo modello viene continuamente sollecitato e rinforzato. Ogni singolo giorno, a scuola, a casa, nella tv, nei film, nei reality, nei videogiochi, nei dementi giochi televisivi a quiz.

  • “Il comportamento di tipo A è il risultato di una società che propone come modello una persona dinamica, aggressiva, ambiziosa e sicura di sè, impegnata a ottenere il più rapidament possibile un gran numero di cose dall’ambiente che lo circonda. Gli individui di tipo A, candidati, secondo questi studiosi, all’infarto del miocardio, presentano caratteristiche precise: vogliono ottenere qualcosa a dispetto delle difficoltà che incontrano, hanno il senso dell’urgenza, sono impazienti e ostili all’ambiente che li ostacola e lavorano indefessamente per realizzarsi, sacrificando la vita familiare e il riposo” (Harkness, Richard Cuore Sano Red Edizioni, 2001)

Riconosci qualcosa di questi tratti in te stesso? E’ abbastanza normale. E’ il modello con cui sei stato nutrito, per cui se non hai lavorato su te stesso in modo profondo, è molto probabile che questo modello parli anche in parte di te.

E quindi… quando qualcuno ti invita a dare il massimo di te oltre ogni ostacolo, filtralo: se il costo del superare l’ostacolo è morire, mandalo affanculo. Un approccio sano è invece considerare un ostacolo come una palestra, uno stimolo positivo, per lavorare su di sè, ma senza l’obbligo di passarlo per forza e diventare un robot vincitutto. Questo modello lascialo ai decerebrati che entrano in scuole di PNL e ne escono invasati e  con delirio di onnipotenza.

Ma la cosa non riguarda solo i messaggi personali.

Pensiamo ai modelli dei media…per cui, quando vedi un film americano o una notiza filtrala: dove vedi un personaggio che ha tutto o quasi, come Madonna, o un “figo” come il protagonista di un film con ville e piscine, pensa di lui o lei che sono dei poveracci, come in realtà sono. Perchè spesso non conoscono nemmeno i loro figli. Non gli hanno mai guardato negli occhi davvero. Non hanno amici veri che starebbero con loro anche se fossero poveri in canna, se non amici di convenienza. Non sanno nemmeno cosa significa vivere.

Esiste anche un comportamento di tipo B che caratterizza persone tendenzialmente più serene e rilassate. Persone che vivono con minore tensione, ma non per questo meno sveglie o produttive. Persone che sanno anche meditare e rilassarsi oltre che produrre.

Alimentarsi di tratti del tipo B è la sfida più grande che tocca le persone in ogni cultura occidentale ammalata di “essere sempre accesi e produttivi, e bravi consumatori”, perchè questo distrugge la vera produttività anzichè aumentarla. Una batteria che non si ricarica mai si esaurisce, ricordalo.

E tocca anche ogni famiglia ammalata di delirio di onnipotenza e in cui tutto si misura con “carrierometro”. E tocca anche ognuno di noi, per i lati della nostra personalità avvelenata e intossicata dai media e dal peggio della cultura anglosassone (che ha prodotto anche molto altro, ma questo altro viene tenuto nascosto=oscurato).

Riprendersi la vita è sacro. Richiede un lavoro quotidiano, di depurazione, di rilascio di tossine tramite attività anche fisica e sportiva, di letture sane, di STOP alla visione di televisione e film commerciali, il recupero di capacità di stare nel silenzio e nel rilassamento senza sentirsi “improduttivi” e – soprattutto – grandi e potenti capacità da costruire, nel mandare a quel paese chi prova a farti sentire in colpa quando lo fai.

E attenzione al falso rilassamento. Quando uno spot televisivo o un personaggio di un film mostra come comportamenti rilassanti azioni come il bere superalcolici o fumare, sappi che ti stanno prendendo in giro.

E se per rilassarti

  • leggi il giornale e le riviste e naturalmente, come è normale che sia, ti soffermi su drammi o tragedie
  • guardi il telegiornale
  • guardi un film
  • vedi comportamenti aggressivi immotivati e violenti (non sportivi, ma violenza vera)
  • guardi la tv o un film dove magari ci sono 50 azioni violente per ogni tempo…

…ti stai facendo del male da solo senza saperlo. Adesso lo sai.

Scegli tu i contenuti di cui nutrirti. Scegli tu i messaggi cui credere.

Copyright dott. Daniele Trevisani, www.studiotrevisani.it

Bibliografia

  • Friedman, M., Rosenman, R.H. (1959). Association of a specific overt behavior pattern with increases in blood cholesterol, blood clotting time, incidence of arcus senilis and clinical coronary artery diseases. Journal of American Medical Association, 2196
  • Harkness, Richard (2001), Cuore Sano. Red Edizioni.

Il mal di testa. Il metodo Bioenergetico e il Coaching Olistico per curare l’emicrania alla radice

ragazza che ballabioenergetica-corsi-naturalw_n05_029_021Molte persone soffrono di mal di testa. A volte le cure tradizionali sembrano non avere potere alcuno o richiedono dosi di farmaci massicci e prolungati. Esiste qualche alternativa?
Il metodo Bioenergetico e il Coaching Olistico per la cura del mal di testa si dirigono radice del problema e non si accontentano di rimuoverlo temporaneamente.

Essere “coach” di una persona che soffre di mal di testa significa accompagnarlo alla ricerca di una soluzione valida, standogli a fianco nella continua ricerca di progressi, soluzioni, cambiamenti di stile di vita, alimentazione, stili di pensiero, lavoro sul corpo e sul proprio modo di vivere le tensioni. E’ quindi una metodologia che richiede una “frequenza allenante minima efficace” in grado di portare la persona verso il benessere permanente e non risolvere il problema per 1 ora e poi tornare da capo.
Come esperto di coaching di manager, di atleti e professionisti, sia nello sport che nelle aziende, trovo spesso l’occorrenza di questa patologia che può diventare persino invalidante, nel senso di rendere impossibile il lavoro o il piano che intendiamo svolgere, sia esso di formazione sportiva o manageriale. Dal punto di vista morale, non  posso certo accontentarmi di suggerire di prendere pastiglie, soprattutto quando il problema è ricorrente e non passeggero. Diventa mio dovere morale applicare qualsiasi conoscenza in mio possesso per fare un coaching non solo “meccanico” ma che intervenga sugli squilibri che possono essere alla radice del mal di testa.
Un coach serio si trova nella condizione di dover mettere il cliente nello stato di maggiore recettività e non accettare passivamente un male eliminabile, o la credenza limitante che gli faccia pensare di doverci convivere per forza.
La mia esperienza sulla cura del mal di testa viene da diversi campi molto lontani la cui unione porta a risultati che ho sperimentato come efficaci in oltre 25 anni di pratica come coach. Questi campi sono le arti marziali, la comunicazione, le neuroscienze, la bioenergetica, e le tecniche del potenziale umano applicate in campo sportivo e formativo.

  • Le arti marziali si occupano del “come portare un atleta alla condizione ottimale” per poter svolgere un compito estremamente difficile, come il combattere. Per questo, il mal di testa diventa un ostacolo amputante, e l’atleta che ne soffre non può dare una prestazione né allenarsi bene.
  • Gli squilibri tra stati di tensione e stati di rilassamento. Quando si trovano squilibri tra la componente del sistema nervoso simpatico e parasimpatico, occorre intervenire. Il sistema simpatico è il meccanismo di attacco-fuga, di reazione ai pericoli fisici o psicologici, e la componente del sistema parasimpatico è invece dedicata al recupero, riposo e relax. Quando trovo questo squilibrio, quasi sempre la persona è portatore di frequenti mal di testa.
  • Le scienze della comunicazione ci parlano della necessità dell’individuo di praticare un “dialogo liberatorio” in cui esprimere i propri desideri e problemi, anche i più nascosti, quelli che covano sotto la cenere, i disagi che esistono tra le nostre tre componenti cerebrali primarie: cervello rettile, cervello mammifero, e neocorteccia. Quando questo dialogo interno ed esterno è bloccato, si innescano tensioni che portano al mal di testa.
  • Le neuroscienze individuano le aree cerebrali che sono coinvolte nella patologia.
  • La bioenergetica individua gli squilibri muscolari, gli stati di tensione, le pulsioni compresse, le tensioni muscolari e i problemi dovuti alla mancata espressione corporea tramite il rilascio di energie vitali potenti.

Un trattamento combinato può essere quindi praticato solo tramite un sistema di coaching olistico e complesso.
Cosa fare quindi?

  1. Primo ed assoluto intervento: Analizzare lo stile di vita alla ricerca di squilibri tra tensione-recupero, stili di vita e stati emotivi che si ripercuotono in tensioni muscolari croniche o latenti

Altri interventi indispensabili

  1. Analizzare lo stile alimentare per verificare che risponda ad alcuni criteri minimi atti a non intossicare l’organismo e apportare micronutrienti essenziali
  2. Praticare sessioni di bioenergetica che rimuovano le tensioni muscolari e gli squilibri muscolari, soprattutto tra muscoli agonisti e antagonisti nella parte superiore del corpo e tra parte superiore, centrale e bassa.
  3. Praticare un trattamento manuale sulla muscolatura, atta a rilevare trigger points, contratture e soprattutto distendere manualmente i muscoli facciali. Il massaggio dei muscoli facciali, del collo e della nuca, è una pratica della disciplina marziale Daoshi praticato nelle sessioni di rilassamento e training mentale degli atleti, e porta notevoli benefici.
  4. Praticare esercizi bioenergetici liberatori di percussione, in cui la persona possa “sfogare” le energie compresse nel sistema nervoso simpatico ed “esploderle” anziché lasciare che implodano come accade nel mal di testa.
  5. Praticare tecniche di rilassamento guidato e visualizzazione guidata.
  6. Comunicare le proprie condizioni interiori, emotive ed esistenziali, ad un terapeuta o coach, in modo da lasciare che queste condizioni personali si esprimano e non rimangano a covare sotto la cenere, alimentando tensioni muscolari latenti. Ogni condizione personale non espressa porta a contratture muscolari, anche notturne, per cui possiamo veramente parlare di una “comunicazione che libera”, e di una “comunicazione che cura”, il che unito ad un lavoro sul corpo, porta ad un trattamento del mal di testa decisamente diverso dal convenzionale.
  7. Esaminare squilibri energetici, ricorrendo in particolare alle 6 celle che individuano i diversi tipi di energie personali, esposti nel metodo HPM (Human Potential Modeling), le cui basi scientifiche sono pubblicate nel volume “Il Potenziale Umano” (Franco Angeli editore).
  8. Realizzare una Regia di Cambiamento (vedi volume “Regie di Cambiamento”, Franco Angeli editore, per i riferimenti scientifici): in altre parole, un piano di coaching personalizzato su più fasi, un piano di cambiamento dello stato della persona che vada verso un “end state” (stato di arrivo) chiaro: vivere liberi dal mal di testa sempre. Questo richiede la presa di coscienza del bisogno di inserire il mal di testa entro un lavoro più ampio di ricerca del proprio miglioramento personale, e non solo la rimozione di un sintomo. Il mal di testa, in questo, caso, può diventare un importantissimo sistema di segnalazione di squilibri personali (vita, emozioni, lavoro, attività fisica, sessuale, relazionale, e tante altre aree), bisogni molto più profondi che vanno elaborati congiuntamente.

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Possiamo dire che il mal di testa sia un “sasso nello zaino” che rallenta la nostra corsa verso la libertà fisica ed esistenziale, un sasso del quale si fa volentieri a meno e che è possibile combattere con grande probabilità di successo.

dott. Daniele Trevisani

Note sull’autore: Daniele Trevisani è Ricercatore e Formatore sui temi del Fattore Umano per importanti istituzioni, imprese e privati, tra cui oltre 200 imprese, istituzioni come le Nazioni Unite, e atleti professionisti. Coach Senior, Laureato in DAMS Comunicazione, Master in Communication University of Florida, Allenatore diplomato Federazione Italiana Fitness e preparatore di campioni del mondo in diversi sport di combattimento.

Esperto in Coaching, Comunicazione, Scienze del Potenziale Umano. Autore dei libri “Il Potenziale Umano” e “Personal Energy” (Franco Angeli editore) .
Direttore di Studio Trevisani Human Performance & Communication Research

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Per entrare in contatto con il dott. Daniele Trevisani

Sette giorni, sette mesi, sette anni – a te scegliere

Sette giorni, sette mesi, sette anni

 

Il futuro si costruisce.

Tu hai la responsabilità di costruire il tuo. Non sperare che altri lo facciano per te.

Tu hai la responsabilità di lasciare il mondo migliore di come l’hai trovato, o di provarci. Non sperare lo facciano solo gli altri.

Se non senti questa responsabilità, in questo mondo non meriti di starci.

Ma non pretendo che questo messaggio, così duro, sia per forza già presente in te o nelle persone che ti stanno vicine. In realtà, si tratta di un messaggio antico, di una saggezza arcaica, che oggi la civiltà del consumo di massa e del torpore mentale cerca costantemente di far passare per utopia.

Per cui, nessuna meraviglia se questo messaggio non è molto diffuso.

Molti politici e industriali – mentalmente malati – inquinerebbero il mare dove i propri nipoti dovranno nuotare. O persino quello dei figli.

Molti viaggiatori gettano rifiuti dalle auto pensando che tanto quella strada non è la loro. Chi sporca il mondo sporca la propria casa. Prima o poi ripasseremo dappertutto. Prima o poi quello che abbiamo fatto nella vita verrà visto. Non importa credere nel Giudizio Universale, perché questo giudizio è la coscienza planetaria diffusa, che si sta affermando sempre più, prima in una elite di pensatori, poi in numerosi gruppi di influenza, quindi nella politica sana, e sempre di più nelle masse.

Semi di questa coscienza sono in ciascuno di noi. Alla nascita, ogni essere umano ne è dotato. Ogni bambino sorride nel vedere un volto. La crescita può corrodere questi semi, o invece lasciare che sboccino. Spetta a te dargli da bere, coltivarli, farli crescere.

Occorre recuperare questa antica saggezza.

Ad esempio, tra gli Indiani d’America, un saggio Indiano, Oren Lyons, Capo degli Onondaga, scrive[1]:

“Guardiamo avanti, perchè uno dei primi compiti che ci è dato da assolvere come capi, è di pensare che ogni decisione che prendiamo dobbiamo mettere al primo posto il suo impatto futuro sul benessere e sulla salute della settima generazione a venire .” “E la settima generazione? Dove li stai portando? Cosa avranno?”[2]

Possiamo apprendere tanto da questa antica sapienza.

Come staremo tra sette giorni dipende già da come inizieremo ad alimentarci oggi e a fare attività fisica. I progetti cui staremo lavorando tra sette mesi devono essere pensati oggi altrimenti non si verificheranno mai. Cosa saremo tra sette anni dipende da alcune scelte che possiamo iniziare a fare oggi. E sette anni, arrivano in fretta.

Salvo eccezioni, tra 7 anni potrai essere un lardoso ammasso di materia inutile, o un essere attivo e fisicamente potente. Dipende tutto da come scegli di alimentarti e dal regime fisico cui intendi sottoporti.

Tra 7 anni potrai essere ridotto ad una ameba mentale, pronto a cliccare su qualsiasi link ti passi davanti, o essere mentalmente lucido, selettivo, cosciente, impegnato su più fronti appaganti in sfide che ti danno il gusto di svegliarti la mattina. Salvo asteroidi e catastrofi, dipende soprattutto dalle tue scelte. Lo stile di vita che intendi adottare ti forgerà, nel bene o nel male. Lo stile di pensiero che intendi adottare farà di te l’ameba o il pensatore, la vittima o il guerriero.

E ancora, se ogni governante delle nazioni più potenti pensasse come gli Irochesi, smetteremo di distruggere, di fare strade di asfalto e auto alimentate a benzina, e viaggeremo tutti tra 7 anni su auto volanti alimentate ad idrogeno o fonti rinnovabili.

Trarremo ogni energia possibile dal sole, dal vento, dal mare, e vivremo in pace gli uni con gli altri.

È ingegneristicamente possibile, completamente e assolutamente avverabile. Manca solo la saggezza per farlo.

L’egoismo impedisce ai governanti medi di guardare oltre, se non a cosa poter rubare durante il proprio mandato, o quali vantaggi procurare a se, ai propri familiari o al proprio clan politico. Anche l’egoismo è una catena mentale. E può prendere chiunque.

Le catene sono tantissime, ma le puoi spezzare. Puoi vivere nella luce, sconfiggere il buio. Il buio di vite “non-vissute”, in cui si è costantemente prigionieri di maschere, di falsità, di circostanza, di ruoli che non sono né propri, né veri, gente che non lascerà nessun segno se non una striscia di veleno o qualche traccia tossica. Non è così che deve andare.

La strada verso la verità e la pienezza è però piena di ostacoli, il primo dei quali è la “paura della luce” dopo essere stati per anni al buio. La purezza fa paura perché abbaglia.

Possiamo perdonare un bambino che ha paura del buio.

La vera tragedia della vita è quando gli uomini hanno paura della luce. (Platone)


[1] Wikipedia online, 2012, voce “Seven generation sustainability”, Wikipedia Foundation.

[2] An Iroquois Perspective. Pp. 173, 174 in American Indian Environments: Ecological Issues in Native American History. Vecsey C, Venables RW (Editors). Syracuse University Press, New York

__________

Testo Copyright by Dr. Daniele Trevisani, Formatore e Coach per lo Sviluppo Personale e dei Team. Anteprima editoriale dal volume di Daniele Trevisani “Personal Energy”.

Il Segreto della forza sta nella concentrazione

Articolo a cura di Daniele Trevisani, Studio Trevisani Human Potential & Communication Research

Ralph Waldo Emerson: Il segreto della forza sta nella concentrazione.

Una frase a volte sintetizza tutto.

La concentrazione mentale diventa potere poichè permette di focalizzare le energie verso un obiettivo “pulito”.

La vita quotidiana, invece, fa di tutto per dirigere la nostra attenzione verso obiettivi “offuscati” e a volte persino dannosi.

Io chiamo questo fenomeno “deriva psicologica”, andare alla deriva, perdersi di vista, perdere di vista gli scopi, perdere di vista il senso delle cose, dove niente ci appassiona più, niente ci attrae davvero, si finisce di vivere in un limbo esistenziale sbattuti tra un carrello di ipermercato, un programma televisivo deficiente, il lavoro come obbligo invece che come forma di espressione, nutriti di informazioni false, deformate, o che non ci servono assolutamente.

Se lo sappiamo, però, possiamo attivare i nostri meccanismi di difesa (nell’Esercito si parla di shielding psicologico e shielding informativo, o strategie di inoculazione contro i messaggi persuasivi del nemico).

Il dramma di molti ragazzi, ma anche di molti adulti e dei manager di oggi, è di non avere più niente su cui concentrarsi.

L’attenzione viene così distorta al punto che per la persona diventa importante sapere e conoscere il massimo sulle più grandi idiozie e niente su se stessi.

Molti nella nostra misera popolazione italiana di questi anni, così culturalmente soggiogata, saprebbero rispondere a decine e centinaia di domande di gossip, sanno qual’è l’ultimo flirt di George Clooney, sanno come sta Madonna, sanno tutto sulle trame di serial televisivi, non perdono una puntata dei Simpson, e sono pieni di altre informazioni che inquinano la mente, “memi” (tracce mentali) inquinanti di questo tipo.

L’inquinamento mentale impedisce di concentrarsi su ciò che conta. Impedisce di esercitare il potere della concentrazione su ciò che serve per vivere e fare onore al dono di essere vivi anzichè sprecare questo dono.

 Alcuni esempi di temi utili su cui concentrarsi:

– nel lavoro che svolgo posso esprimermi? se no, posso provare a stendere un piano di ricerca di alternative?

– la mia vita è ferma? che alternative posso tentare?

 – da quanto tempo non mi sento davvero come vorrei, e perchè?

– quali sono le fonti di informazione meno corrotte, dove trovarle in rete, su internet, invece di digerire le minestre informative precotte?

– come sto fisicamente, ho fatto esami del sangue recentemente? e al di la degli esami, che segnali mi da il mio corpo? li ascolto?

– faccio sport? lo faccio con continuità? se no perchè? ci sono strade che posso prendere con più forza di volontà?

– leggo libri che mi diano stimoli culturali, conoscenze nuove, conoscenze del corpo, della mente, della psicologia, delle scienze, o qualsiasi altro settore che mi faccia crescere personalmente?

– se non leggo, perchè non inizio?

– quante bugie mi auto-racconto?

Le domande possono essere tantissime. Alla fine, raggiungiamo sempre una sola conclusione: il segreto delle persone che hanno raggiunto i loro obiettivi da soli, senza protezione e aiuto esterno, sta

1 – nella concentrazione mentale su obiettivi positivi

2 – rimanere  “puliti” da rumori di fondo psicologici che distraggono la mente

3 – un lavoro attivo di pulizia mentale forte dai falsi obiettivi 

4 – saper riconoscere ed eliminare le perdite di tempo in attività inutili e dannose (tv commerciale, letture stupide, etc) e recupero del piacere del tempo speso in relazioni, in attività che generano piacere relazionale o finalizzate agli scopi personali

Il segreto della forza sta nella concentrazione.

– Quanti manager deconcentrati vedi nelle aziende? E che effetto produce tutto questo?

 – Quante persone che conosci puoi definire “psicologicamente concentrate”?

– Quante persone che conosci puoi definire “libere da inquinamento mentale”?

Non mi considero un campione o modello, ma semplicemente uno che ha iniziato a porsi delle domande…

Sono solo domande. Ma se possono aprire una riflessione, ben vengano i dubbi e la voglia di cambiare qualcosa.

Articolo a cura di Daniele Trevisani, Studio Trevisani Human Potential & Communication Research

Il Segreto della forza sta nella concentrazione

Articolo a cura di Daniele Trevisani, Studio Trevisani Human Potential & Communication Research

Ralph Waldo Emerson: Il segreto della forza sta nella concentrazione.

Una frase a volte sintetizza tutto.

La concentrazione mentale diventa potere poichè permette di focalizzare le energie verso un obiettivo “pulito”.

La vita quotidiana, invece, fa di tutto per dirigere la nostra attenzione verso obiettivi “offuscati” e a volte persino dannosi.

Io chiamo questo fenomeno “deriva psicologica”, andare alla deriva, perdersi di vista, perdere di vista gli scopi, perdere di vista il senso delle cose, dove niente ci appassiona più, niente ci attrae davvero, si finisce di vivere in un limbo esistenziale sbattuti tra un carrello di ipermercato, un programma televisivo deficiente, il lavoro come obbligo invece che come forma di espressione, nutriti di informazioni false, deformate, o che non ci servono assolutamente.

Se lo sappiamo, però, possiamo attivare i nostri meccanismi di difesa (nell’Esercito si parla di shielding psicologico e shielding informativo, o strategie di inoculazione contro i messaggi persuasivi del nemico).

Il dramma di molti ragazzi, ma anche di molti adulti e dei manager di oggi, è di non avere più niente su cui concentrarsi.

L’attenzione viene così distorta al punto che per la persona diventa importante sapere e conoscere il massimo sulle più grandi idiozie e niente su se stessi.

Molti nella nostra misera popolazione italiana di questi anni, così culturalmente soggiogata, saprebbero rispondere a decine e centinaia di domande di gossip, sanno qual’è l’ultimo flirt di George Clooney, sanno come sta Madonna, sanno tutto sulle trame di serial televisivi, non perdono una puntata dei Simpson, e sono pieni di altre informazioni che inquinano la mente, “memi” (tracce mentali) inquinanti di questo tipo.

L’inquinamento mentale impedisce di concentrarsi su ciò che conta. Impedisce di esercitare il potere della concentrazione su ciò che serve per vivere e fare onore al dono di essere vivi anzichè sprecare questo dono.

 Alcuni esempi di temi utili su cui concentrarsi:

– nel lavoro che svolgo posso esprimermi? se no, posso provare a stendere un piano di ricerca di alternative?

– la mia vita è ferma? che alternative posso tentare?

 – da quanto tempo non mi sento davvero come vorrei, e perchè?

– quali sono le fonti di informazione meno corrotte, dove trovarle in rete, su internet, invece di digerire le minestre informative precotte?

– come sto fisicamente, ho fatto esami del sangue recentemente? e al di la degli esami, che segnali mi da il mio corpo? li ascolto?

– faccio sport? lo faccio con continuità? se no perchè? ci sono strade che posso prendere con più forza di volontà?

– leggo libri che mi diano stimoli culturali, conoscenze nuove, conoscenze del corpo, della mente, della psicologia, delle scienze, o qualsiasi altro settore che mi faccia crescere personalmente?

– se non leggo, perchè non inizio?

– quante bugie mi auto-racconto?

Le domande possono essere tantissime. Alla fine, raggiungiamo sempre una sola conclusione: il segreto delle persone che hanno raggiunto i loro obiettivi da soli, senza protezione e aiuto esterno, sta

1 – nella concentrazione mentale su obiettivi positivi

2 – rimanere  “puliti” da rumori di fondo psicologici che distraggono la mente

3 – un lavoro attivo di pulizia mentale forte dai falsi obiettivi 

4 – saper riconoscere ed eliminare le perdite di tempo in attività inutili e dannose (tv commerciale, letture stupide, etc) e recupero del piacere del tempo speso in relazioni, in attività che generano piacere relazionale o finalizzate agli scopi personali

Il segreto della forza sta nella concentrazione.

– Quanti manager deconcentrati vedi nelle aziende? E che effetto produce tutto questo?

 – Quante persone che conosci puoi definire “psicologicamente concentrate”?

– Quante persone che conosci puoi definire “libere da inquinamento mentale”?

Non mi considero un campione o modello, ma semplicemente uno che ha iniziato a porsi delle domande…

Sono solo domande. Ma se possono aprire una riflessione, ben vengano i dubbi e la voglia di cambiare qualcosa.

Articolo a cura di Daniele Trevisani, Studio Trevisani Human Potential & Communication Research

Principio 6 – Incisività del cambiamento sui livelli profondi (lifestyle, thinkstyle)

Principio 6 – Incisività del cambiamento sui livelli profondi dello stile di pensiero e di azione (lifestyle, thinkstyle)

Il cambiamento positivo viene favorito dai seguenti fattori:

·         azione che promuove e genera modifiche reali nello stile di vita del cliente e/o delle persone che operano in azienda; lo stile di vita non è astratto ma diventa stile di azione pratico (action style, modo di fare le cose).

·         azione che promuove e genera modifiche reali nello stile di pensiero.

 

Il cambiamento viene bloccato o ostacolato da:

·         finzione di adozione (accordo falso) sul cambiamento nello stile di vita, o rapida regressione verso i modelli precedenti (mancanza di sostegno e follow-up);

·         finzione di adozione (accordo falso) sul cambiamento nello stile di pensiero, o rapida regressione verso i prototipi mentali precedenti

·         isolamento personale, mancanza di sostegno e follow-up dal sistema di appartenenza, mancanza di azioni di rinforzo organizzativo.

·         L’accordo falso tra coach e cliente avviene quando gli obiettivi di facciata prendono il sopravvento rispetto agli obiettivi profondi (giochi tra maschere professionali).

·         L’accordo profondo tra coach o regista/promotore e cliente/sistema avviene quando gli obiettivi profondi emergono chiaramente e si crea un forte patto psicologico e umano verso un percorso condiviso.

Articolo tratto dal volume di Daniele Trevisani “Regie di Cambiamento”, FrancoAngeli editore, Milano (2007). Copyright, materiale pubblicato su concessione dell’autore www.studiotrevisani.it – utilizzabile solo previa citazione della fonte.