Sette caratteristiche che permettono lo sviluppo del Potenziale Personale

Copyright Daniele Trevisani http://www.studiotrevisani.it – Articolo in anteprima dal volume “Psicologia della Libertà” in costruzione

Carl Rogers individua sette caratteristiche che permettono lo sviluppo del potenziale umano verso quella che egli definisce una “persona pienamente funzionante” (“fully functioning person“)[1]

  1. Una crescente apertura all’esperienza – le persone pienamente funzionanti si allontanano progressivamente da uno stato di difensività permanente, e non apprezzano gli stati di soggezione.
  2. Un approccio esistenzialmente crescente – vivere ogni momento a pieno – senza il bisogno di distorcere le percezioni per adattarle alla propria personalità o al proprio concetto di sè, ma permettendo alla propria personalità e al proprio concetto di sè (“self-concept“) di vivere quelle esperienze. Il risultato è un crescente livello di energie, di interesse, adattabilità, tolleranza, spontaneità, e riduzione delle rigidità.
  3. Crescente fiducia nell’organismo e fiducia in sè – aumenta la fiducia in sè e nei propri sensi e intuiti, l’abilità di scegliere i comportamenti appropriati per ciascun singolo momento, si riducono le condizioni di ansia decisionale e incertezza. Le persone che sviluppano un buon livello del proprio potenziale personale non hanno l’esigenza di affidarsi incondizionatamente a rigidi codici preesistenti e norme sociali preordinate, ma sono aperti all’esperienza e sanno che potranno fidarsi di sè stessi nel decidere cosa è giusto e sbagliato.
  4. Libertà di scelta – non essendo incatenati dalle prescrizioni che influenzano le persone incongruenti, sono in grado di compiere una grande gamma di scelte con maggiore fluidità. Sono convinti che essi stessi giocano un ruolo importante nel determinare il proprio personale comportamento e si sentono responsabili per i propri comportamenti.
  5. Creatività– il maggiore stato di libertà esistenziale produce maggiore creatività in modo spontaneo. Le persone saranno più creative nel modo in cui si adattano alle proprie personali circostanze senza sentire un bisogno di conformismo.
  6. Affidabilità e costruttività – ci si può fidare sul fatto che queste persone agiranno in modo costruttivo. Un individuo che sia aperto verso tutti i propri bisogni riuscirà a mantenere un equilibrio tra essi. Persino i bisogni aggressivi saranno accompagnati e bilanciati da bisogno di bontà intrinseca che esiste nelle persone congruenti.
  7. Una vita vissuta a pieno (“rich full life“) – Rogers descrive la vita delle persone pienamente funzionanti come moralmente ricca, piena ed eccitante, in cui la persona vive sia esperienze di gioia che di dolore, di amore e di sofferenza, di paura e di coraggio, più intensamente. Si produce in questo modo uno stato di maggiore “capacità di vivere nelle emozioni” opposto ad una “anestesia emotiva costante”. La descrizione di Rogers di “una buona vita” è lontana dalla visione di una vita statica, come osserviamo dalle sue stesse parole: Questo processo di buona vita non è, ne sono convinto, una vita per deboli di cuore. Comprende l’allargamento e la crescita nel divenire più e più aperti alle proprie potenzialità. Riguarda il coraggio di essere. Significa lanciare se stessi pienamente all’interno del “flusso della vita” (stream of life).

Da queste riflessioni derivano alcune competenze pratiche per chi si occupa di formazione, di coaching e counseling:

  • Saper costruire laboratori esperienziali
  • Saper individuare le resistenze e obiezioni latenti
  • Saper sviluppare percorsi di coaching individuali
  • Sviluppare percorsi di coaching di gruppo
  • Creare strumenti di monitoraggio dei risultati
  • Tecniche di colloquio sotto stress
  • Gestione dello stress
  • Supervisione di sessioni di coaching e counseling
  • Coaching destrutturato: abilità di ascolto e sviluppo del “flusso” di quanto accade, senza predisposizione di gabbie metodologiche
  • Strutturare percorsi di coaching e counseling tramite moduli specifici e denominabili (approccio strutturato)
  • Individuare le “scale di apprendimento” e gli step di apprendimento
  • La ricerca di un’organizzazione interiore ancora prima che esterna
  • Competenze relazionali avanzate per operare in contesti di coaching complessi e aziende o organizzazioni complesse
  • Autocontrollo in condizioni critiche

Livelli del Training Mentale per il coaching e counseling aziendale

  • Attenzione
  • Memoria
  • Concentrazione

Livello avanzato

  • Attenzione al livello fisico e agli stati fisici
  • Livello emotivo e rigenerazione emotiva
  • Livello mentale, capacità di ascolto delle mappe mentali
  • Sviluppo della pace interiore e stabilità personale
  • Sviluppo delle aspirazioni alla ricerca continua
  • Sviluppo delle capacità sensoriali e micro-sensoriali
  • Abilitazione delle capacità spirituali
  • Individuare e rimuovere le nevrosi organizzative nei contesti di gruppo
  • Capire in profondità gli scenari
  • Saper creare domande che aprono ragionamenti importanti
  • Mantenere un flusso organizzato e costante di azioni di coaching e counseling
  • Avere il coraggio di fare e farsi domande crescentemente sfidanti

[1] Carl Rogers (1961), On becoming a person: A therapist’s view of psychotherapy. Constable, London. Isbn=1-84529-057-7

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Libertà dalle idealizzazioni tossiche

Copyright Daniele Trevisani. Anticipazione dal libro “Psicologia della Libertà”. Per aggiornamenti sull’uscita vedi la rivista online presso il link http://eepurl.com/b727Pv

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Lo scopo della vita è ricevere conoscenza, rielaborarla e trasmetterla

Ripulirsi da idee tossiche, da immagini mentali che ti inquinano, libera la tua mente.

Daniele Trevisani

 

Siamo aggregati di cellule che ricevono informazioni, le rielaborano, e le trasmettono. Terabite di informazioni al secondo ci circolano dentro e, senza contromisure, ne verremmo sovrastati.

I nostri meccanismi mentali hanno bisogno di scorciatoie.

Una delle più forti è la strategia di “idealizzazione”, basata sul potere delle immagini mentali. È sufficiente chiedere ad una ragazza sovrappeso “è così che vuoi diventare?” mostrandole il fisico di una modella, “lo vuoi davvero, con tutte le tue forze?” e se la risposta è si, quella idealizzazione diventerà l’immagine guida per un intero programma.

Ma se, poniamo, quell’immagine è sbagliata, non mostra una ragazza atletica e sana, ma  mostriamo una modella anoressica, stiamo producendo morte, non utilità.

Puntare ad essere “come quella modella” (che è anoressica e malata) o come la Barbie, o come il culturista più grosso del mondo (che morirà assolutamente con certezza di overdose di steroidi, vedi il caso di Rich Piana) non è idealizzazione sana.

Lo stesso vale per il “Manager con la Ferrari” (comprata a rate o con che soldi e guadagnati con quale meritocrazia di fondo?)

Ho incontrato personalmente, nella mia vita, casi di ragazzi giovani in fase di counseling universitario, che venivano attratti dall’idea di abbandonare gli studi dopo avere fatto qualche settimana di lavoro per aziende di network marketing, corsi di lettura veloce, successo rapido, e altre porcherie, e il ragazzo nello specifico diceva “ma il mio capo ha solo 26 anni e arriva in Porsche!” come indice di successo totale di vita.

Capirete da soli quanta distorsione ci sia nei “metri di misurazione”.

Forse anzi molto probabilmente, quella Porsche nasconde tanti di quei cadaveri nell’armadio, che se potesse parlare andrebbe a costituirsi da sola in commissariato.

  • Se vuoi essere come “quello figo che ha la Porsche e non si è neanche laureato” stai facendo una idealizzazione tossica,
  • il superbodybuilder (non parlo di atleti veri del bodybuilding che esistono e sono rispettabilissimi, ma di fogne per steroidi) è una falsità ideologica,
  • la Barbie vivente, la modella anoressica, sono una falsità ideologica,
  • il dirigente/manager saltante che non sbaglia mai e tratta tutti male, oltre che essere un idiota, è un falso ideologico.

Queste immagini false che rischi di prendere come verità che guidano la tua vita, si chiamano “idealizzazioni tossiche”.

Trovare modelli e riferimenti positivi, invece, è arte e tecnica fondamentali. Figure che riescono a dare contributi utili, figure autentiche, persone che sono “possibili” e non modelli impossibili, utili solo a castrare e frustrare nella loro impossibilità di essere raggiunti. E che se raggiunti, portano alla distruzione della tua vita.

I modelli di riferimento e le idealizzazioni “buone” aumentano la tua libertà, non la riducono. Aumentano la tua cultura, aumentano la tua consapevolezza, la tua spiritualità, la tua libertà intellettuale.

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Coaching Umanistico

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“Non solo la potenza atomica verrà sprigionata, ma un giorno imbriglieremo la salita e la discesa delle maree e imprigioneremo i raggi del sole.”

Thomas Edison

Edison, pensavano i suoi contemporanei, sognava. Oggi possiamo dire: anticipava.

Il timore crea prigioni. Alcune persone temono persino di farsi notare, di esistere, di dire qualsiasi cosa che qualcuno possa contraddire. Muoiono da vivi.

La libertà non è uno stato singolo, ma piuttosto una posizione tra un continuum tra due poli. Da un lato abbiamo la costrizione assoluta (fisica e mentale) e dall’altro lato la libera scelta assoluta (fisica e mentale). Ogni “grado di libertà” che possiamo e riusciamo a scalfire dalla costrizione aggiunge un tassello alla nostra libertà totale.

La formazione dei guerrieri Ninja passava attraverso fasi importanti di superamento delle paure. Queste paure erano viste come ombre che impedivano alle abilità di esprimersi.

I Ninja consideravano il superamento delle paure attraverso formazione iniziatica. Nelle iniziazioni e addestramenti venivano inseriti elementi di paura controllata, “in modo che l’ombra possa essere portata alla luce della mente dell’iniziato, che potrà così attraversare quella determinata paura. La paura è la porta pià importante, perché senza lo slancio energetico che deriva dall’abbandono delle nostre paure ci sarà difficile proseguire nel nostro viaggio[1].

Nelle pratiche di coaching esistono specifici esercizi, sia tradizionali (es, firewalking, seppure condotti da personaggi a volte discutibili) che innovativi. Personalmente, mi sono occupato di sviluppare alcuni esercizi speciali i quali attingono dalla mia esperienza trentennale nelle arti marziali, mentre altri nascono sulla base di esercizi psicodrammatici o comunicativi. Il fine ultimo è di crescere superando paure e generare slancio emotivo, senza con questo creare rischi fisici stupidi e inutili. Le stesse tecniche possono essere applicate nel counseling.

Possiamo dire che il coaching e il counseling siano due discipline che vogliono dire un grande “adesso basta!” all’essere plasmati a forza da ideologie esterne, da paure interne inutili, e cercano una via vera, più personale, depurata da ogni forma di falsità, consci persino che la libertà vera diventa un fine utopico ma senza quel fine ci sentiremmo morti.

Queste discipline vogliono una vita più vera, più propria, più gestita con consapevolezza anziché in un sentimento di schiavitù.

E’ un approccio rivoluzionario di sommossa esistenziale e non armata ma che cambia, attimo dopo attimo, vita dopo vita, l’intero pianeta.

Non bastassero le informazioni esterne, siamo a nostra insaputa inondati da informazioni interne (enterocettive, provenienti dal corpo stesso), alle quali prestiamo scarsa attenzione se non adeguatamente allenati.

Alcune di queste sono deboli, sottili, ma importanti, ad esempio i segnali dello stress fisico e mentale, le posture, il respiro stesso.

Le tensioni muscolari latenti, croniche, dovute a stress mentale, sono un esempio classico di segnale “non ascoltato” che però porta a mal di testa, a mal di stomaco, a dolore fisico poi molto concreto, persino all’alterazione della nostra postura.

Sto dicendo, assolutamente, che il nostro corpo fa trasparire fuori come ci sentiamo dentro, e se impariamo a leggerlo e a leggerci, possiamo fare di noi stessi un grande laboratorio di crescita personale.

Imparare a leggere i segnali deboli e farli diventare segnali forti è un’arte che si apprende nel coaching e nel counseling corporeo.

Questi segnali sono così anestetizzati dalle nostre menti bombardate da rumore, che scopriamo che qualcosa non va solo quando ci troviamo al pronto soccorso.

Siamo persino sottoposti ad energie come onde elettromagnetiche (la luce solare è una), la forza di gravità e tantissime altre, sulle quali non riflettiamo più di tanto e ancora meno “sentiamo”, tranne quando, come il sole preso troppo, ti bruciano.

Esistono anche forze psicologiche, come i “calchi mentali” e le credenze più forti che abbiamo assorbito dalle famiglie e dalle persone con cui ci siamo rapportati. Sono forze che sono penetrate nella nostra testa tramite religioni, libri di testo, letture, televisioni, conversazioni, e tanto altro materiale dell’acquario comunicativo nel quale abbiamo respirato e nuotato sinora.

“Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere, metti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io. Vivi il mio dolore. i miei dubbi, le mie risate. Vivi gli anni che ho vissuto io e cadi là dove sono caduto io e soprattutto prova a rialzarti come ho fatto io.” Luigi Pirandello

Siamo in balia di forze tanto potenti e persistenti, che il fatto di metterle in discussione non passa nemmeno nella testa ai più. Qualche lamento si, qualche boffonchiamento si, ma niente di vero, niente di radicale. Anche nelle città dove l’economia fa schifo e le economie languono, anno dopo anno, i voti non cambiano più di tanto, gli stili di vita non cambiano più di tanto, e molti se potessero non cambierebbero proprio, resistendo al cambiamento fino a morire.

Zombie che camminano verso la bara.

Ma risvegliarsi in vita è possibile. Può accadere quando accade un incontro con una persona illuminata, o molto più spesso una crisi, un esaurimento fisico o nervoso, o un trauma, ti fanno capire che quel sistema di forze e di equilibri ora non regge più.

Non è più adatto per te. Poteva andare bene per chi l’ha sviluppato, nell’epoca in cui si è formato, ma non va bene per te, non ora, non qui. E tu te ne rendi conto e vuoi agire.

[1] Heaven, Ross (2006). The Spiritual Practices of the Ninja. Inner Traditions, Rochester. Trad it: 2008, Le Pratiche Spirituali dei Ninja. p. 43-44. Macroedizioni.

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Crescita Personale. Nuove prospettive. Estratto dall’Audiolibro, Area 51 Editore

Estratto dall’Audiolibro sulla Crescita Personale, Area 51 Editore, Bologna.

Audiolibro disponibile a questo link

audiolibro daniele trevisani crescita personale e professionale

Quali sono gli elementi del coaching per la tua crescita personale a 360
gradi? In questo audio ti illustrerò i principali. Innanzitutto parleremo del
corpo come elemento centrale per il coaching evolutivo, il corpo è quella
struttura nella quale siamo inseriti e che dà alla nostra mente la possibilità
di essere. Si parla di embodied minds, menti che vivono nel corpo che capta
tutti gli stimoli esterni. Spesso la mente dimentica il corpo, lo maltratta e lo
ignora. Il corpo deve essere manutenuto per far funzionare meglio anche la
mente. In particolare ci soffermeremo sul benessere del corpo con gli stru-
menti della Bioenergetica, della percezione di sé. Non siamo solo macchine
muscolari ma creature che possono percepire il proprio corpo in azione, sen-
tire il respiro nei suoi tre livelli (diaframmatico, toracico e clavicolare), ricono-
scere che a un certo tipo di respirazione corrisponde un certo stato emotivo.
Il corpo quindi è il primo strumento per conoscerci e migliorare.
Un altro elemento fondamentale di coaching evolutivo è riconoscere gli
obiettivi e formulare sotto-obiettivi intermedi che conducano alla crescita e
a uno stato sempre migliore. Il coaching è proprio quella scienza che aiuta
a capire non solo quali obiettivi voglio raggiungere e come raggiungerli ma
anche come migliorarmi nelle sotto-fasi degli specifici progetti.
Un altro tema importantissimo è la psicologia degli archetipi, cioè quali
sono i nostri modelli di riferimento. Esempi di figure archetipiche sono l’or-
fano, il guerriero e le relative azioni e reazioni ne rispecchiano le caratteri-
stiche. La scienza degli archetipi è molto importante per capire quali sono
i nostri modelli di riferimento, quali sono giusti e quali sono tossici da cui
dobbiamo stare alla larga. Accanto alla scienza degli archetipi un altro stru-
mento fondamentale è la memetica che studia come le idee si diffondono,
le idee sono come virus che nascono, si diffondono, a volte si estinguono.
La memetica studia proprio le tracce mentali, le idee che ci definiscono, che
abitano nei nostri corpi. La domanda che ti invito a fare è proprio questa:
“quali sono le idee che ti aiutano a migliorare?”. Questo esame è di grandis-
sima importanza per la tua crescita personale.
Infine parleremo dell’elemento supremo per il coaching e la crescita perso-
nale: l’amore. Per me il coaching è umanistico, cioè basato sull’amore, l’amo-
re per qualcosa, per un progetto, per un ideale, per un sogno. I sogni diven-
tano realtà grazie all’amore. L’amore per la crescita personale ci fa scoprire
cosa è veramente importante per noi, ci fa scoprire che in noi spesso è atti-
vato il meccanismo del Self-Silencing (il meccanismo di auto-silenziamento
dei nostri bisogni profondi, delle nostre passioni e delle nostre aspirazioni).
Chi di noi non ha mai avuto una passione per qualcosa che poi è sparita?
Cosa è successo? Insieme scopriremo quali sono i progetti a cui abbiamo
messo il silenziatore, faremo un’archeologia per tirarli fuori perché lì dentro
molto probabilmente c’è tanto da valorizzare per un futuro di crescita. Per-
ché la crescita non è solo guardare in avanti ma anche guardare indietro a
scoprire cosa abbiamo sopito.

Daniele Trevisani

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Estratto dall’Audiolibro sulla Crescita Personale, Area 51 Editore, Bologna.

Audiolibro disponibile a questo link

La lotta eroica

Copyright Daniele Trevisani. Anteprima dal libro in lavorazione. Per ricevere notizie aggiornate sull’uscita e nuovi articoli, iscriversi alla rivista online Communication Research, da questo url http://eepurl.com/b727Pv

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Noti qualche differenza???

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Combatti per qualcosa?

Se quel qualcosa è la tua crescita umana e personale, sappi che stai compiendo la lotta più eroica che esiste, perchè i potentati e i baroni ti vorrebbero un pò deficiente, facile da ammansire, facile da persuadere con frasi vuote e immagini semplici.

Non dargliela vinta. Non dargliela vinta.

Ci sono persone nel mondo, molto potenti, che non vorrebbero che tu ti riposassi o ti fermassi a pensare, mai. Allora fermarti a pensare, fermarti a riflettere, a porti domande. Fallo anche contro quelli che ti vorrebbero sempre “in corsa” e mai “in viaggio”.

Vogliono che tu consumi la tua vita in un fast-food, magari cambiando spesso la macchina per “far girare l’economia”, sentendoti sempre “un pò sfigato”, già dal giorno dopo in cui hai qualcosa, sentirlo “vecchio”.

La più grande delle rivoluzioni inizia con il rigettare da se stessi le idee forzate assorbite durante la crescita e mantenere solo quelle in cui senti sia giusto credere.  E poi iniziare a nutrirti di concetti che senti più tuoi.

 

Se vuoi cambiare il mondo, prova prima

a migliorare e a trasformare te stesso.

Tenzin Gyatso (Dalai Lama), La via della tranquillità

 

La prima cosa da fare, in una corsa folle verso un precipizio, è proprio fermarsi, capire dove è bene dirigere meglio le nostre energie. Capire cosa merita la tua lotta, e cosa no. Questo si chiama Ricentrare Se Stessi.

Quando senti che sei affannato nel correre una corsa non tua e decidi di cercare la tua strada, questo stadio di consapevolezza è un grande risultato.

Stai lottando per il  tuo Potere Personale, la tua autonomia.

Un potere che aumenta come chi sta difendendo con gli scudi la propria città dagli invasori. Come un cacciatore che cerca prede per sfamare i suoi figli, come una tigre che corre.

Volersi bene e rispettarsi è un modo per progredire. E’ un modo di essere che contrasta con il volere di alcune imprese senza scrupoli che ti vorrebbero obeso e malato per venderti farmaci e alimenti spazzatura. Combattili!

Ascoltare i propri bisogni spirituali, è  modo essenziale per progredire.

Il progresso personale è la paura più grande di ogni dittatore. Un dittatore odia chi pensa con la sua testa.

Copyright Daniele Trevisani. Anteprima dal libro in lavorazione. Per ricevere notizie aggiornate sull’uscita e nuovi articoli, iscriversi alla rivista online Communication Research, da questo url http://eepurl.com/b727Pv

Tutte le volte che…

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image056Tutte le volte che potremmo essere splendidi, liberi, sereni – nello svolgere un compito anche difficile, o nell’accettare una sfida, o semplicemente nel vivere – e veniamo invece assorbiti da una nube di ansia, da una cappa di pensieri negativi, qualcosa nella nostra testa non funziona. Chiediamoci cosa.

Molti atleti che ho allenato in campo agonistico nelle arti marziali (e questo accadeva anche a me), arrivano al momento della gara utilizzando solo una minima parte delle proprie potenzialità, le proprie risorse residue, a volte un decimo o meno, delle loro vere risorse.

Che perdano o vincano non importa, il loro vissuto sarà decisamente peggiore. Invece di gustarsi la gara come flusso di emozioni positive, diventa un’agonia emotiva da far finire il prima possibile. E questo vale anche per chi deve tenere una lezione, o persino, per chi vuol far crescere dei figli.

Altri campioni invece vivono il combattimento come i minuti più belli della propria vita, e trovano energie che nemmeno sapevano di avere.

Anche per chi deve parlare in pubblico il discorso è uguale. Immaginiamo di dover tenere un discorso, con piacere, gioia, e gusto dell’aiutare il pubblico a capire un concetto importante, che diventa piacere del comunicare. Immaginiamo invece il contrario, tenere un discorso solo con le proprie risorse residue, quelle rimaste dopo giorni di ruminazione mentale e ansia pensando “andrà male, farò una figuraccia”.

E’ ovvio che possa essere solo fonte di dolore e che la fine del discorso sarà una liberazione. Ma se l’avessimo tenuto con il massimo delle nostre risorse, la fine del discorso sarebbe stata dominata dal pensiero “peccato, è già finito…”.

Lo stesso vale nell’educazione. Se lo scopo ultimo è solo quello di portare un figlio all’età di 20 anni, pensare di “aver finito il lavoro”, per poi tirare un sospiro di sollievo, e solo dopo vivere la propria vera vita. Credo che né i figli né i genitori avranno gustato nemmeno un minuto della loro crescita, i genitori non avranno amato gli istanti del vederlo crescere, lo stargli vicino con gioia, presenza mentale e non solo fisica.

Il vissuto (positivo o negativo) della vita e degli eventi dipende dalle risorse residue che riusciamo a liberare. Dipende quindi da quanto riusciamo a depurare la mente da anti-risorse (ruminazioni mentali, rumori di fondo psicologici, ansie, paure, dolori) e godere fino in fondo di quanto facciamo.

E farlo per noi non è sufficiente. Aiutare gli altri a farlo deve essere il compito di un vero formatore e di chiunque voglia dare un contributo umano.

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Una nuova forma di libertà: l’apprendimento intenzionale. Per andare oltre la genetica e l’apprendimento ambientale.

© Dal libro Il Potenziale Umano, Franco Angeli editore, autore Daniele Trevisani

Le tre grandi forze che agiscono sull’individuo vanno chiarite e distinte:

  1. genetica;
  2. apprendimento ambientale;
  3. apprendimento intenzionale.

Sulla prima non abbiamo ancora possibilità di intervento, per ora.

Sulla seconda, larga parte di quello che ci ha plasmato inizialmente è accaduto quando eravamo troppo piccoli per farci qualcosa, i modelli sociali e culturali dei nostri primi anni di vita, e i genitori, non li abbiamo scelti noi.

L’operazione più utile da compiere, come detto, è guardarvi dentro e decidere autonomamente cosa sia risorsa, cosa invece sia freno, e cosa manchi.

Sulla terza, gli spazi sono aperti.

Dall’adolescenza in avanti inizia la vera forza da coltivare nell’individuo, la coscienza della possibilità di scegliere: ad esempio, è possibile emanciparsi e decidere di smettere di guardare la televisione commerciale, e leggere qualche libro in cui si possa imparare qualcosa. Aiutare gli altri a farlo è altrettanto essenziale.

È possibile decidere di fare sport, fosse anche solo correre, o se il nostro corpo non ce lo permette ora, possiamo cercare altri spazi di espressione fisica, leggera o pesante, agonistica o meno. O muoverci sul fronte intellettuale.

Nelle relazioni, è possibile iniziare a scegliere le persone con cui passare il tempo libero. Sul lavoro, sullo studio, possiamo iniziare a fare scelte. La coscienza della possibilità di fare scelte è una conquista.

E non è detto che se una certa strada sia chiusa non ve ne siano altre, o che se ci si sente stanchi e demotivati non si possa cercare un modo diverso per esprimersi. La ricerca di un campo di espressione è lavoro allenante in sé.

È possibile iniziare a lottare contro le forze avverse, i sistemi clientelari, arretrati, corrotti e arroganti, le strutture ingessate, le culture amputanti.

Esiste chi non vuole che lo facciamo, chi teme che smettiamo di respirare a forza le regole del sistema che ci soffocano. I pensatori autonomi fanno paura. Non a caso, sono i primi che i regimi cercano di sopprimere.

Possiamo invece crearci un nuovo insieme di regole e spazi di espressione, che rispetti gli altri, ma anche se stessi. Questo significa esprimersi: andare oltre i vincoli esistenti, usare la ragione e procedere verso ciò che per noi sia una luce, una visione positiva, una forma di libertà.

Fai Focusing. Prova a focalizzare quali sono gli apprendimenti volontari che vuoi fare, quelli che l’ambiente non ti ha ancora offerto, quelli che la genetica non ti può avere regalato, e fatti un bellissimo regalo: decidi di apprendere per tutta la vita, volontariamente, coscientemente, da uomo libero (Daniele Trevisani).

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