Anteprima del 16° libro di Daniele Trevisani “Psicologia della Libertà”, edito da Mediterranee, Roma.

Concetti in anteprima del Seminario Comunicazione Olistica e Coaching Olistico http://www.autoregolazione.it/Dan/ComunicazioneOlistica.htm dove sarà possibile ricevere il libro in anteprima, solo per gli iscritti

Espongo con grande onore un risultato importante. L’uscita nel 2018 del 16° libro (sinora 12 sono stati pubblicati da Franco Angeli in italiano, e 3 in Inglese da Amazon), il “libro che non si doveva fare”!

Questo libro infrange ogni forma di standard per quanto riguarda l’ambito della formazione aziendale, e appena lo leggerete, capirete da soli perchè. In un mondo aziendale che vuole menti svuotate da riempire con ideologie provenienti da qualche Business School esotica, non ci può essere grande spazio per la libertà.

Stranamente però, ho sempre pensato che le più grandi invenzioni e le più grandi aziende siano nate da persone che hanno avuto il coraggio di liberare la mente, di “andare oltre” le regole del momento e “pensare avanti”, dando ascolto alla propria missione di vita e osando, pagando a volte un prezzo per questo.

Tesla, Einstein, Archimede,  Galileo Galilei, Copernico, Giordano Bruno, solo per citarne alcuni, hanno avuto un denominatore comune: mettere la loro libertà di ricercare prima delle aspettative sociali su quello che doveva e poteva considerarsi “vero”.

Penso anche che aziende che non coltivano la libertà siano perdenti, e che le aziende veramente vincenti siano quelle che danno spazio alle idee, ai progetti, all’innovazione vera e non solo di facciata. Che questa sia eresia o meno, lo giudicherà la storia.

Ma questo libro non parla di aziende. Parla di un modo di essere, parla a tutti.

Per cui, offro volentieri ai lettori questa anteprima, in bozza, dell’apertura del nuovo libro, Psicologia della Libertà”, ringraziando in anticipo l’editore Mediterranee di Roma che ci ha creduto. Per chi vuole ricevere l’invito alla presentazione, che verrà fatta in varie città, è bene iscriversi alla rivista di comunicazione e informazione tramite la quale invio le notizie (1 ogni 2 mesi circa) disponibile a questo link  http://eepurl.com/b727Pv

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Estratto dal testo “Psicologia della LIbertà”,  Copyright Edizioni Mediterranee, Roma, 2018. Ogni diritto riservato.

Prefazione: coltivare il “seme” di sacralità e di purezza che ognuno di noi possiede, verso la liberazione totale delle potenzialità delle persone

Esiste… si sta facendo strada come un torrente in piena che nulla può fermare, ed è irrefrenabile. Qualsiasi dittatura ideologica, fisica e mentale, può solo rallentarlo sino ad esserne travolta. Di cosa parliamo? Quale forma di energia può essere così potente?

È l’energia della libertà. Un’energia che ci parla di un modo di vivere orientato alla libertà e che la cerca ogni singolo giorno e ora, come un fiore insegue la luce.

Una libertà che è soprattutto mentale, in cui l’essere umano pensante rifiuta di farsi ingabbiare in ideologie oppressive, da censure e gabbie mentali, ma cerca di coltivare in ogni sè e in ogni persona il “seme” di sacralità e di purezza che possiede.

È una conquista rivoluzionaria.

Il risultato della liberazione della mente e del corpo da ogni forma di abitudine rigida culturalmente ereditata e da censure e castrazioni può produrre risultati straordinari.

Sembra incredibile, ma decenni di scuola non insegnano davvero qualcosa di pratico sulla libertà mentale. E non parliamo concetti astratti, parliamo della nostra vita, di noi come persone.

Le aziende, altrettanto, preferiscono ingabbiare i neo-assunti nelle categorie esistenti invece di vedere, magari, cosa abbiano da dire di nuovo e di buono, con occhi ancora freschi.

Nella vita di strada, le cose non cambiano.

Incredibilmente, tanta gente guarda ancora all’oroscopo per avere qualche idea di come andrà la giornata, invece di fare piani per liberare le proprie potenzialità e produrre il proprio destino, alimentando e nutrendo le proprie “intelligenze multiple”[1], risorse latenti di cui tutti dispongono.

Non ci vengono forniti gli strumenti base come la capacità di rilassamento, di meditazione, di concentrazione vera, di pulizia mentale. Nemmeno dai genitori, senza incolparli, ma non è nel patrimonio culturale di un genitore medio occidentale. Come evidenzia Joel Levey,”

Ė il complesso corpo-mente, infatti, che guida la nostra creatività e l’uso di tutti gli altri strumenti, ed è esso stesso uno strumento dal potenziale infinito. Eppure solo pochi di noi hanno mai imparato persino le tecniche più semplici che servono alla manutenzione e sintonizzazione di questo complesso. I vostri genitori o i vostri insegnanti, ad esempio, vi hanno mai insegnato a rilassarvi, a concentrarvi e a meditare? Hanno mai praticato loro stessi queste arti o ne hanno mai conosciuto il valore?[2]

Religioni, genitori, libri, spesso non solo non insegnano libertà mentali, ma sono molto bravi ad amputare sogni e idee, anche subdolamente, e dire cosa non si deve o non si può fare.

Allo stadio evolutivo (o involutivo per certi aspetti) in cui è la civiltà odierna, siamo tanto forti nello zittire gli altri e imporre regimi, quando deboli nel sapere come aprire orizzonti, strade, ispirare noi e gli altri, e motivarci in percorsi di vera libertà ed espressione di sè.

Tornando alla teoria delle intelligenze multiple, ecco su cosa si dovrebbe lavorare in un progetto di coaching olistico serio, un programma di crescita personale che lavora su più lati della persona:

 

  • intelligenza logico-matematica: capacità di astrazione, pensiero logico, ragionamento, uso dei numeri, pensiero critico;
  • intelligenza linguistica: capacità nell’uso della parola e del linguaggio, leggere, scrivere, raccontare, comunicare tra persone;
  • intelligenza visivospaziale: capacità di valutazione degli spazi e visualizzazione mentale;
  • intelligenza musicale e armonica: sensibilità per il suono, ritmo, toni e musica, per gli equilibri e le armonie;
  • intelligenza corporea-cinestesica: capacità di controllo del movimento, del corpo, della gestione di oggetti, dell’azione fisica, capacità di espressione fisica e sensibilità al corpo;
  • intelligenza inter-personale: sensibilità agli stati d’animo, alle relazioni, alle interazioni umane, alla comunicazione, empatia aumentata:
  • intelligenza intra-personale: introspezione e auto-riflessione; comprensione dei propri punti di forza, debolezza, unicità, le proprie emozioni e sensazioni, conoscere se stessi;
  • intelligenza naturalistica: interazione con l’ambiente, classificazione di oggetti e cose, ricettività ecologica, amare l’universo e capirne il nostro ruolo, tempo, spazio, luogo, e storia;
  • intelligenza esistenziale: dimensione religiosa, spirituale, capacità di inserire se stessi e gli eventi in una cornice filosofica, avere una filosofia di vita evoluta e auto-determinata[3].

 

Ogni bambino cui sia negata un’esplorazione del mondo e di sè da questi punti di vista è un’anima che rischiamo di perdere. Non possiamo permettercelo.

Ogni adulto che arrivi a considerare questi temi “cavolate”, a pensare che la vita vera sia lavorare senza farsi tante domande, fare la spesa e guardare la tv, è un’anima persa. Ma ogni anima per quanto persa, ha dentro una possibilità di recupero, e a questa puntiamo con forza. Il risveglio delle persone è possibile.

Occorre porsi delle domande.

Quanto potenziale abbiamo? Se sin da bambini ci avessero aiutato a fare percorsi seri sulle varie forme di intelligenze multiple, e ci avessero poi aiutato a seguire quelle in cui la nostra vocazione e passione si esprimeva meglio, quanti geni e scienziati in più avremo! Sembra incredibile, sembra si parli di altri, e invece si parla di noi, di tutti noi.

Allora, tornano in mente le domande.

Perché una persona può immergersi fino a quaranta, ottanta, cento e oltre metri di profondità (un buon apneista, quando apprende a liberarsi da tensioni muscolari e mentali, lo fa) mentre altri hanno paura dell’acqua? Intendo proprio paura di entrare in acqua! Perché parlare in pubblico per alcuni suscita un terrore peggiore della morte, mentre per altri è una grande occasione da non lasciarsi perdere, un momento ghiotto tutto da gustare?

Perché studiare per molti studenti diventa qualcosa che si arriva ad odiare, mentre altri trovano in una biblioteca gioia e pace e nei libri nutrimento e piacere?

Perché nella maggior parte delle riunioni aziendali si arriva ad un litigio, aperto o sotterraneo, e domina l’incomunicabilità? O se va bene, l’apatia e la noia?

Ma proiettiamoci molto in avanti. Perché non siamo già su auto volanti alimentate da idrogeno, ecologiche, a guida automatica, completamente sicure, come tecnicamente sarebbe già possibile da parecchi decenni?

Perché sulla Terra vi sono ancora così tanti conflitti e fame sino alla morte per fame, vera e drammaticamente reale, ma allo stesso tempo esistono obesità diffuse e comunità dove domina ogni forma di lusso e benessere?

Non è forse che ci stiamo perdendo qualcosa? Qual è il fattore comune di tutte queste situazioni?

Se osserviamo bene, il problema comune è la mancanza di una vera libertà mentale che porti persone e organizzazioni al potere a decidere saggiamente, per il proprio bene e per le generazioni in arrivo. Anche una persona apparentemente priva di potere, può lavorare sul proprio sviluppo personale anziché tentare la sorte con le lotterie, giochi e ogni altra forma di rimbecillimento mentale.

Le scuole devono diventare templi del Potenziale Umano di ogni bambino e ragazzo, non luoghi di produzione di automi mentali.

Se non riescono scuole, università, genitori, pur con tutta la volontà, forse è questione di metodo?

E se finora non ci siamo arrivati, allora, una riflessione positiva e un metodo vanno ricercati altrove. E presto. L’uomo è sulla soglia: o cambia o si estingue, la clessidra è drammaticamente a corto di tempo.

In questo libro esaminiamo opportunità, metodi e concetti che possono essere utili a chi si occupa di “ liberazione delle potenzialità delle persone”, fisiche e mentali, e quindi per operatori che agiscono nel Coaching, Counseling, Formazione, Allenatori sportivi, per i Leader e responsabili di ogni organizzazione. Cerchiamo anche riflessioni e metodi utili a chi agisce nelle imprese, e in ogni essere umano che cerca il sapore di un pensiero libero, ragionando su spunti e concetti liberatori.

In un percorso di psicologia della libertà vogliamo aiutare le persone a riflettere sulla vita, sugli obiettivi che possono dare spessore e valore, e supportare i percorsi di crescita personale.

Non è un lavoro da confondere assolutamente con la psicoterapia, che guarda alla rimozione di disagi psicologici, ma con la progettazione di futuri possibili, con un grande meta-obiettivo: la crescita della libertà personale e una vita vissuta a pieno.

[1] Vedi Gardner, Gardner, Howard (1983), Frames of Mind: The Theory of Multiple Intelligences, Basic Books, ISBN 0133306143

[2] Levey, Joel (1987) The Fine Arts of Relaxation, Concentration and Meditation. Ancient Skills for Modern Minds. Wisdom Publishing, London. Trad. it. L’arte del rilassamento, della concentrazione e della meditazione. Tecniche antiche per la mente moderna. Ubaldini, Roma, 1988

[3] Gardner, Howard (1983), Frames of Mind: The Theory of Multiple Intelligences, Basic Books, ISBN 0133306143

Una Metodologia Olistica per il Benessere e le Performance

chackra comunicazione emozioni

copyright Dott. Daniele Trevisani. Anteprime dal libro in produzione:

Life Coaching e Psicologia della Libertà

L’approccio olistico ai Percorsi di Crescita Personale

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È utile fare un riassunto metodologico del metodo HPM, che è alla base del nostro lavoro sul potenziale umano.

Prendiamo una prestazione o risultato. Uno qualsiasi. Un goal aziendale o sportivo, personale o di team. L’approccio olistico ci chiede di prestare attenzione a tante componenti, che nel modello HPM (Human Potential Modeling) riassumiamo in 6 grandi fattori:

Figura 10 – Le parole chiave del metodo HPM

HPM ModelTM, Copyright Dr. Daniele Trevisani www.danieletrevisani.com

Vision

Valori
Stato bioenergetico
Stato psicoenergetico
Micro Skills
Macro-Skills
Progetto

Goals
Lavoro sulle Energie Personali
Lavoro sulle Competenze
Crescita Personale
Lavoro sulla Direzionalità

Cosa significano queste “parole” per te e nella tua organizzazione?

Qui una possibile articolazione di base, ricordando che ogni organizzazione e ogni persona deve trovare la propria “via” per dare spessore e concretezza a queste parole.

  1. Fattore bioenergetico: che energie fisiche sono richieste per questa prestazione? Forza, potenza, resistenza, concentrazione mentale, attenzione? Mai sottovalutare la dimensione corporea di una prestazione, soprattutto di quelle intellettuali o la possibilità di elevare gli stati spirituali con il supporto del corpo.
  2. Fattore psicoenergetico: le energie della motivazione, la liberazione da ansia e tensioni inutili, capacità di liberarsi da emozioni parassite e controproducenti, il sentire l’attivazione in sè e il volere fortemente realizzare idee o azioni.
  3. Fattore delle macro-competenze: conoscere, conoscere quanto serve, avere fatto l’esperienza allenante e di studio che permette di padroneggiare un campo di azione e anche le sue zone limitrofe.
  4. Fattore delle micro-competenze: saper cogliere i dettagli che sfuggono ai più, saper fare l’introspezione necessaria sui processi mentali, anche minuziosi, che avvengono durante una prestazione. Saper inquadrare i dettagli comportamentali che faranno di una prestazione qualcosa di speciale.
  5. Fattore della progettualità: saper individuare “quando fare, cosa, in che sequenza”, e altri aspetti molto pratici di una prestazione. Organizzare risorse, stendere su carta un’idea sotto forma di passi da compiere, sviluppare ipotesi di linee di azione da intraprendere.
  6. Fattore dei valori e ideali: per cosa lo fai? Cosa c’è dietro? Ci credi veramente in quanto stai facendo o sei obbligato da qualcosa, quanto è volontà e quanto è necessità? Quanto più un’azione è centrata rispetto alle nostre credenze più profonde, tanto più sarà forte la nostra concentrazione e attivazione. Ma non basta fermarsi ai valori attuali e allo stato spirituale attuale. Tutti possono trovare nuovi valori, accrescerli, liberarsi da valori e credenze false, trovare i propri “ancoraggi spirituali forti” in un punto di esistenza più alto, e questo è un fattore assolutamente determinante per la prestazione e la vita.

Usare un approccio olistico significa applicarsi a tutti questi campi. E più si sale più si entra nel mondo dell’intangibile.

Ogni prestazione che si ancora ad un piano di valori forte e in cui la persona crede possiede un fattore di potenza superiore. La stessa differenza che si potrebbe trovare tra chi solleva un peso annoiato in un’ora di palestra obbligata, e chi cerca ogni fibra muscolare e anche oltre, per sollevare e salvare una persona imprigionata da un tronco.

E per quanto faremo, avremo sempre da imparare.

L’approccio olistico guarda anche ai contributi che le persone portano, non solo al risultato finale.

Quanto ci hai messo “di tuo” e quanto è frutto di altri? Quanto è frutto di forza e quanto di strategia mentale?

Queste sono alcune delle domande chiave da porsi per ogni risultato che produciamo o che osserviamo.

  • Cosa devo metterci di mio?
  • In cosa posso farmi aiutare da altri per accelerare il processo?
  • Quali reti di relazione possono nutrire la mia motivazione e il mio progetto?
  • Dove, in che sedi, posso ancora imparare qualcosa che amo o mi serve?

Fare networking sano è essenziale.

Chi rifiuta un aiuto esterno, o non lo cerca nemmeno, per capire dove può ancora crescere, ha perso grandi opportunità.

La Visione olistica cerca di distinguere la componente “hard” di una prestazione da quella mentale o “soft”. Guarda poi al differenziale tra contributo individuale e motivazionale che la persona ha sviluppato e lo depura da quanto ha ricevuto in dono e non è merito suo.

Il Comandante della nave non deve mai dimenticare di ringraziare l’equipaggio, e per tracciare una rotta deve avere strumenti.

Dobbiamo assolutamente distinguere tra chi ha tante risorse esterne e chi non ne ha. Troppo facile vincere una gara quando si ha la macchina migliore di tutti. La differenza si misura tra due piloti che hanno la stessa identica auto.

Nessuno deve sentirsi inferiore verso chi ha ricevuto un migliore patrimonio genetico o finanziario. Piuttosto, è bene pensarsi in termini di “quanto” si riesce a muovere e produrre con i propri sforzi generativi, pensare a “cosa” e “verso cosa” vanno i nostri sforzi e le nostre energie migliori.

I risultati, soprattutto quando questi sono svolti in contesti e ambienti sfavorevoli, dipendono in larga misura dalle risorse psicologiche che una persona sa attivare.

Facile laurearsi se si è figli di professori universitari, molto meno per chi viene da un ghetto.

In condizioni sfavorevoli, produrre utilità, fare del bene, dare contributi, è ancora di più una vera performance.

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Anteprima dal libro in preparazione, HPM ModelTM, Copyright Dr. Daniele Trevisani www.danieletrevisani.com

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Sull’Amore e le Passioni

Copyright Daniele Trevisani. Anticipazione dal libro “Psicologia della Libertà”. Per aggiornamenti sull’uscita vedi la rivista online presso il link http://eepurl.com/b727Pv

Amore per…

Più dolce sarebbe la morte

se il mio sguardo avesse come ultimo orizzonte il tuo volto,

e se così fosse.. mille volte vorrei nascere per mille volte ancor morire.

Shakespeare, Amleto[1]

 

Le performance più profonde richiedono amore e passione.

L’amore è uno dei motori psicologici più potenti in assoluto.

Per amore si intende un sentimento forte e universale di unione, che può toccare sia il vissuto sentimentale di un uomo o una donna, ma anche il rapporto genitore e figlio, amicizie fortissime, e persino l’amore per un ideale, per un oggetto o una produzione (si pensi all’arte), o la natura.

Ed ancora, importantissimo, l’amore per un progetto, l’amore per il risultato che vogliamo produrre.

Esiste una sterminata e interessantissima letteratura su ogni tipo di sfera inerente la “psicologia dell’amore”, ad esempio, cosa significa per una persona il “primo amore” e quando avviene nel tempo in diverse culture[2].

L’approccio allo studio dell’amore avviene in numerose discipline: si studia l’amore come fenomeno in psicologia, sociologia, antropologia, zoologia, religione, letteratura.

Nelle scienze della comunicazione viene studiato il linguaggio dell’amore o la comunicazione seduttiva. In chimica, biologia, in campo medico e neurologico, l’amore viene addirittura analizzato per scoprire i meccanismi biochimici ed elettrici che avvengono nel “cervello che ama”.

In sede di Coaching analitico non sono tanto i meccanismi chimici a interessare l’impostazione del lavoro, quanto i meccanismi affettivi, il loro risveglio, la loro canalizzazione verso obiettivi importanti.

Obiettivi che accendano la passione delle persone e li riempiano di vita.

Se non si ama ciò che si fa, le performance non accadono, o, se avvengono, non sono atti di espressione, ma costrizioni, risultati destinati a durare poco.

Individuare concetti da amare, risultati da ottenere, localizzali bene, significa iniziare a dare forma a vaghe rappresentazioni mentali.

Localizzare per cosa vivere, è uno dei lavori di Coaching e formazione più importanti: far scoprire concetti, amarli, farli scoprire agli altri.

Questo può significare fare scouting (scovare nuovi orizzonti per il soggetto e con il soggetto, accompagnarlo in questa delicata operazione), ma anche fare archeologia umanistica, andare a trovare ciò che la persona era, riscoprire passioni, ambizioni, aspirazioni, amori per…, progetti abbandonati, sogni giovanili o di altri stadi di vita, qualcosa che è stato sepolto dal Self-Silencing (il meccanismo di auto-silenziamento dei propri bisogni profondi e delle proprie aspirazioni).

Questi dati a volte confusi sono localizzati nel passato del soggetto, e questo è un’altro forte motivo per non fuggire dall’analisi del passato in operazioni di Coaching analitico.

[1] Fonte: http://it.wikiquote.org/wiki/William_Shakespeare

[2] Vedi il paper di Janssen, Diederik F. (2008), First Love: A Case Study in Quantitative Appropriation of Social Concepts, in: Qualitative Report, v.13 n.2 p.178-203 June 2008.

Fermare il Self Silencing

Uno dei meccanismi più forti notati nella psicologia dell’amore è il Self-Silencing, mettere il silenziatore alle proprie passioni[1].

È un fenomeno esaminato nel campo delle relazioni amorose romantiche, ma la sua validità, come variabile da analizzare, si estende a ogni ambito umano, soprattutto alle ambizioni personali che la persona ha “silenziato”.

Nel Coaching HPM si pratica una tecnica specifica denominata Scouting Affettivo, per indicare l’attività di scavo in cosa alimenta le passioni di un individuo. Quali sono ora? Quali erano in passato? Quanto sono sopite o attive? Quanto la persona è “spenta” o “accesa”, morta o attivata, sul piano delle passioni? A quante passioni, idee e aspirazioni è stato messo il silenziatore, e cosa ne è rimasto?

E, soprattutto, cosa può produrre passione per il futuro?

Le domande da praticare sono numerose, tra queste:

  • Cosa ti appassiona?
  • Cosa è una passione?
  • Cosa è l’amore per te?
  • Come lo definiresti?
  • Che ruolo ha nella tua vita?
  • Cosa ti ha appassionato di più sinora?
  • Che passioni hai adesso?
  • Cosa ti dà energia?
  • Con chi vorresti vivere qualche progetto importante? Cosa hai “silenziato” nella tua vita, a cosa hai rinunciato?
  • Ci sono state delle ambizioni cui hai rinunciato, cose a cui tenevi?
  • Cosa faresti se tornassi indietro?
  • Cosa vorresti fare ancora guardando avanti, sognando?
  • Cosa possiamo fare di concreto, anche solo qualche piccolo step praticabile?

Il senso di un Coaching è produrre e alimentare amore verso…, amore per… amore per se stessi, per un’azione terapeutica di autostima, amore verso una causa, amore verso un progetto.

Nel Coaching, l’amore per un concetto o per un’idea deve accrescere la passione per l’attività, e far meglio sopportare la fatica che si rende necessaria a generare cambiamento.

Una forma di amore, di tipo puramente umano e professionale, deve anche svilupparsi tra Coach, formatore, terapeuta, docente, o altro ruolo di aiuto, e cliente/fruitore. È il tipo di amore non sessuale che desidera unicamente il bene altrui e si adopera per costruirlo.

Il concetto più utile a tal fine viene dagli studi di psicologia evolutiva[2], ed è quello di engrossment, il sentimento di affetto che un padre sviluppa verso il figlio.

Questo stato comprende una forma di coinvolgimento emotivo più forte rispetto a quello medio, un desiderio di vedere il proprio cliente ottenere risultati, che diventano anche in parte i propri risultati, e questo può fare la differenza tra un lavoro serio e dedicato e un lavoro superficiale.

Il contrario di engrossment è un approccio distaccato e superficiale, anaffettivo, tra Coach/formatore/consulente e soggetto ricevente, un approccio, che tiene le distanze, che non si arrabbia quando vede una scarsa partecipazione, e non gioisce nemmeno per i risultati, vive il tutto in modo puramente meccanico e poco umano.

Essere passionali, in questo caso, è positivo.

La stessa passione dobbiamo applicare verso noi stessi, verso ciò che possiamo essere quando coltiviamo le nostre energie, competenze, progettualità.

Il concetto di Self-Engrossment può essere usato tecnicamente, in questo caso, per esprimere l’atteggiamento di amore verso se stessi, non narcisistico o egoistico, ma un amore per il lavoro di avvicinamento al proprio benessere, al divenire sempre più autentici e padroni delle proprie potenzialità.

Amarsi e volersi bene significa avere un primo grande amico, se stessi. Se sai che questo amico non ti lascerà mai, se sai che puoi contarci sempre, allora larga parte dei problemi sono risolti.

Se invece ogni tanto non stai bene con te stesso, senti di non avere fatto ancora ciò che volevi nella vita, hai delle ambizioni cui vorresti dare ascolto, hai delle “spie rosse” che si accendono ma non sai bene per cosa, è bene lavorarvi sopra. Perché la vita è una.

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Copyright Daniele Trevisani. Anticipazione dal libro “Psicologia della Libertà”. Per aggiornamenti sull’uscita vedi la rivista online presso il link http://eepurl.com/b727Pv

[1] Collins, Kerry A.; Cramer, Kenneth M.; Singleton-Jackson, Jill A. (2005), Love Styles and Self-Silencing in Romantic Relationships, in: Guidance & Counselling, v.20 n.3-4 p.139-146 Spring-Summer 2005.

[2] Greenberg, J., Morris, N. (1974), Engrossment: The Newborn’s Impact upon the Father, in: American Journal of Orthopsychiatry, 44, pp. 520-531.

Libertà dalle idealizzazioni tossiche

Copyright Daniele Trevisani. Anticipazione dal libro “Psicologia della Libertà”. Per aggiornamenti sull’uscita vedi la rivista online presso il link http://eepurl.com/b727Pv

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Lo scopo della vita è ricevere conoscenza, rielaborarla e trasmetterla

Ripulirsi da idee tossiche, da immagini mentali che ti inquinano, libera la tua mente.

Daniele Trevisani

 

Siamo aggregati di cellule che ricevono informazioni, le rielaborano, e le trasmettono. Terabite di informazioni al secondo ci circolano dentro e, senza contromisure, ne verremmo sovrastati.

I nostri meccanismi mentali hanno bisogno di scorciatoie.

Una delle più forti è la strategia di “idealizzazione”, basata sul potere delle immagini mentali. È sufficiente chiedere ad una ragazza sovrappeso “è così che vuoi diventare?” mostrandole il fisico di una modella, “lo vuoi davvero, con tutte le tue forze?” e se la risposta è si, quella idealizzazione diventerà l’immagine guida per un intero programma.

Ma se, poniamo, quell’immagine è sbagliata, non mostra una ragazza atletica e sana, ma  mostriamo una modella anoressica, stiamo producendo morte, non utilità.

Puntare ad essere “come quella modella” (che è anoressica e malata) o come la Barbie, o come il culturista più grosso del mondo (che morirà assolutamente con certezza di overdose di steroidi, vedi il caso di Rich Piana) non è idealizzazione sana.

Lo stesso vale per il “Manager con la Ferrari” (comprata a rate o con che soldi e guadagnati con quale meritocrazia di fondo?)

Ho incontrato personalmente, nella mia vita, casi di ragazzi giovani in fase di counseling universitario, che venivano attratti dall’idea di abbandonare gli studi dopo avere fatto qualche settimana di lavoro per aziende di network marketing, corsi di lettura veloce, successo rapido, e altre porcherie, e il ragazzo nello specifico diceva “ma il mio capo ha solo 26 anni e arriva in Porsche!” come indice di successo totale di vita.

Capirete da soli quanta distorsione ci sia nei “metri di misurazione”.

Forse anzi molto probabilmente, quella Porsche nasconde tanti di quei cadaveri nell’armadio, che se potesse parlare andrebbe a costituirsi da sola in commissariato.

  • Se vuoi essere come “quello figo che ha la Porsche e non si è neanche laureato” stai facendo una idealizzazione tossica,
  • il superbodybuilder (non parlo di atleti veri del bodybuilding che esistono e sono rispettabilissimi, ma di fogne per steroidi) è una falsità ideologica,
  • la Barbie vivente, la modella anoressica, sono una falsità ideologica,
  • il dirigente/manager saltante che non sbaglia mai e tratta tutti male, oltre che essere un idiota, è un falso ideologico.

Queste immagini false che rischi di prendere come verità che guidano la tua vita, si chiamano “idealizzazioni tossiche”.

Trovare modelli e riferimenti positivi, invece, è arte e tecnica fondamentali. Figure che riescono a dare contributi utili, figure autentiche, persone che sono “possibili” e non modelli impossibili, utili solo a castrare e frustrare nella loro impossibilità di essere raggiunti. E che se raggiunti, portano alla distruzione della tua vita.

I modelli di riferimento e le idealizzazioni “buone” aumentano la tua libertà, non la riducono. Aumentano la tua cultura, aumentano la tua consapevolezza, la tua spiritualità, la tua libertà intellettuale.

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Copyright Daniele Trevisani. Anticipazione dal libro “Psicologia della Libertà”. Per aggiornamenti sull’uscita vedi la rivista online presso il link http://eepurl.com/b727Pv

Dal ricambio cellulare al ricambio delle idee. Questione di “apoptosi”

Copyright Daniele Trevisani. Anticipazione dal libro “Psicologia della Libertà”. Per aggiornamenti sull’uscita vedi la rivista online presso il link http://eepurl.com/b727Pv

Ogni corpo cambia, in ogni istante. Miliardi di cellule muoiono, altre nascono, ogni secondo. Ogni persona, ogni team, ogni impresa, vive un processo evolutivo, in cui possono accadere momenti di stasi, momenti di accelerazione positiva, momenti di regressione negativa e chiusura. Ma anche, momenti sacri, di ri-centraggio, di ri-allineamento con gli scopi più veri e profondi della vita e con un senso di nuovo splendore.

Il ricambio cellulare è reso possibile dalla “apoptosi”, termine coniato da John F. Kerr, Andrew H. Wyllie e A. R. Currie[1] a partire dal termine greco che indica la caduta delle foglie e dei petali dei fiori. È una forma di morte programmata delle cellule, che l’organismo rimpiazza con cellule nuove. Permette un ricambio, e permette un rinnovamento e la vita.

L’apoptosi o morte cellulare è un fenomeno fisiologico che comporta la degenerazione della cellula a conclusione del suo ciclo vitale.[2]

L’idea stessa che una cosa non duri per sempre ma abbia un suo ciclo vitale è fondamentale per il coaching, il counseling, e il cambiamento. Se non accettiamo questo, ci attaccheremo a idee vecchie e modi di essere passati, come un lupo imprigionato potrebbe attaccarsi al suo recinto invece di correre nel bosco.

  • Qual è il ciclo vitale delle tue idee dominanti? Proviamo a cercare di individuarlo? Partiamo dalle prime…
  • Quale è stata la tua idea dominante da bambino? In cosa credevi, in cosa ti identificavi, cosa contava per te?
  • Quale nell’adolescenza?
  • Quale da adulto e in qualsiasi fase tu sia ora?
  • Quale idea dominante ti farebbe bene o ti piacerebbe assimilare per il futuro senza che sia lei ad assimilare te?

Nel metodo HPM, specifici esercizi sono nati, a livello fisico, per accelerare l’apoptosi soprattutto a livello muscolare e degli organi interni, esercizi fisici che letteralmente portano ad un “rinnovamento” del corpo. In un coaching olistico, questi esercizi sono fondamentali.

Il termine viene dalla biologia, ma possiamo chiederci se non sia utile anche per il training mentale. Si tratta di un processo ben distinto rispetto alla necrosi cellulare, e in condizioni normali contribuisce al mantenimento del numero di cellule di un sistema

Purtroppo per noi, non abbiamo lo stesso meccanismo a livello mentale. Le nostre idee si “bloccano” e si fissano in alcuni casi indissolubilmente, finchè un trauma o un bravo coach, terapeuta o counselor riesce a farle venir fuori, mettercele in mano, e farcele “vedere”.

Il ruolo del coaching e del counseling è nobile: indirizzare il passaggio da energie racchiuse ad energie espresse, da potenzialità latenti a potenzialità che cercano itinerari di espressione, da blocco mentale a fluidità delle idee. Da corpi che sono sì e no gusci rattrappiti, a corpi “abilitanti”, enabling bodies: corpi che ti permettono di fare ciò che vuoi, corpi che non ti dicono di no, corpi che ti aiutano, corpi dotati di energia, il corpo che ti serve per i tuoi progetti, fino ad un abitare il corpo con passione e sentimento.

Nessuna idea sarà mai trasformabile in progetto reale se il corpo che abitiamo non ci aiuta, per cui il primato del corpo è definitivo.

Dal corpo bisogna partire e al corpo bisogna arrivare, sempre. E lo stesso vale per i nostri pensieri più radicati “ereditati” dalla nostra cultura: se non ci confrontiamo con essi, a fondo, definitivamente, saranno sempre loro a dirigere noi.

Una condizione di blocco, di rigidità fisica e cognitiva, non è in genere positiva, mentre la plasticità, la flessibilità mentale e fisica, la capacità di mutare, di nutrirsi di nuovo cibo per la mente, favorisce l’adattamento all’ambiente.

Non si tratta di rinunciare ai propri valori di fondo o lasciarli fluttuare come bandiere al vento, ma di accettare il senso stesso che nella rigidità assoluta non è possibile alcun cambiamento in positivo.

[1] Kerr JF, Wyllie AH, Currie AR, Apoptosis: a basic biological phenomenon with wide-ranging implications in tissue kinetics, in Br J Cancer., vol. 26, nº 4, agosto 1972.

[2] Microsoft® Encarta® 2009. © 1993-2008 Microsoft Corporation. Voce “apoptosi”

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Copyright Daniele Trevisani. Anticipazione dal libro “Psicologia della Libertà”. Per aggiornamenti sull’uscita vedi la rivista online presso il link http://eepurl.com/b727Pv

 

Tacco 12 in borsa, e cravatte odiose d’estate. Passerelle e patologie dell’Homo Aziendalis

Tacco 12 in borsa, e cravatte odiose d’estate. I valori determinano comportamenti. Anche in azienda

Guardiamo bene, e siamo sinceri.

Si stanno creando comportamenti osservabili, nelle aziende soprattutto, che sono ripieni di patologia. Quando a Milano vedi signore e ragazze scendere dal motorino o metropolitana, sfilarsi scarpe comode, infilarsi scarpe con tacco 10 o 12 e entrare in azienda, capisci che quel comportamento è un segnale di valori che si stanno distorcendo. Non si sta andando ad un matrimonio, ma ad una giornata di lavoro. In una giornata di lavoro, si cerca di essere produttivi. Come fa un tacco 12 a renderti più produttiva?

Bisogna allora essere sinceri e dire che dentro alle aziende vige molto più la regola dell’apparire che dell’essere o del fare, e che questo male è una cancrena.

Lo stesso si può dire per i manager in giacca e cravatta d’estate, visibilmente sofferenti nel doversi vestire e coprire tanto. Del resto quanto finalmente, appena entrati in macchina, possono sfilarsi la cravatta e la giacca e mandare a quel paese quel sistema di falsità e rilassarsi, si sentono sollevati. Il problema è “perchè”? Uno psichiatra sano, vedendoti vestito come d’inverno con 40 gradi, ti inserirebbe in qualche struttura molto volentieri. Invece, no. Diventa normale, diventa la regola del branco, il Dress Code diventa un valore, il che è pazzesco perchè dovrebbe essere il contrario. I Valori dovrebbero dettare i Dress Code.

E nei miei valori, meritocrazia, creatività, produtittività, non vedo grande consonanza o bisogno di tacco 12 e la cravatta estiva. Quelli vanno benissimo, magari ad un party, o se sono scelta libera, se non se rischi il licenziamento o il gulag quando non lo fai.

Come ci fa notare Harrison (Antroplogia Psicologica), esiste una serie di comportamenti che ogni etnia, ogni tribù, fa propri, e guai a chi li mette in discussione. L’Homo Aziendalis sta prendendo proprio una brutta piega, molto lontana dalla libertà e dalla verità, molto vicina alla “passerella aziendale” che poi fa chiudere le aziende.

In altre culture, penso alla Silicon Valley, vediamo amministratori delegati di colossi dell’Information Technology tenere discorsi ufficiali con un bomberino di pelle o una camicia semplice, e non tanto per apparire e fare understatement, ma proprio perchè quanto hanno da dire sovrasta enormemente il bisogno di apparire.

Per cui, tornare a “dire” cose importanti deve diventare una nuova moda, rompere la spirale del silenzio, rompere la passerella del corridoio, e tornare a ragionare su cosa fa bene all’azienda veramente.

Ciò che vale sempre – come riferimento per il coach – è di puntare a inserire memi che potenziano la ricerca di una soddisfazione soggettiva verso la vita (life satisfaction soggettiva), rimuovendo la spazzatura mentale che troviamo in circolo, con un’enorme dose di etica professionale e di attenzione.

I memi fanno la differenza tra  attività che l’individuo vorrebbe saper svolgere e quelle che riesce a svolgere, condizionano il senso di efficacia personale, gli obiettivi che vorrebbe raggiungere e quelli pensa di non poter mai effettivamente a raggiungere (senso di potere personale).

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