Il Potenziale Umano entra nel mondo del Fitness, nei Club e nelle vite dei clienti

Il libro Il Potenziale Umano ha aperto una quantità di riflessioni in molti campi. E’ un libro che sta cambiando il modo di intendere il coaching, il fitness e la cultura del wellness nella direzione di un rapporto mente corpo olistico e nuovo.

Così, ieri sera, al Tempio (Ready to Fight, culla storica della Muay Thai a Ferrara) entro e sul bancone d’ingresso trovo la rivista “Il Nuovo Club”, e con grande sorpresa, vedo il tema del Potenziale Umano al centro esatto della copertina… Ma vuoi vedere che si parla del mio libro? Andiamo a vedere, ed in effetti, è così.

Che soddisfazione! Ma anche che sorpresa trovarlo in una palestra di Arti Marziali e Sport da Ring… proprio li dove appena posso mi alleno, e in un campo dove lo scetticismo domina.

Il pensiero è che l’approccio allo sport sia ancora troppo distante dai concetti di crescita personale, mentre i fitness club e chiunque opera nello sport e nel coaching sportivo, se desidera vendere di più e fare un servizio davvero migliore, deve iniziare a vedere la persona nella sua interezza.

Qui un flash di quanto trovato ma ne esporrò uno stralcio dopo le immagini

 

 

Per un approfondimento di Fitness Coaching e Potenziale Umano, ecco il mio pensiero connesso al volume

© Dott. Daniele Trevisani http://www.studiotrevisani.it – rielaborato dal testo

Il potenziale umano. Metodi e tecniche di coaching e training per lo sviluppo delle performance

Applicazione del Potenziale Umano al Fitness e allo Sport per i Centri Fitness.

I Dieci Comandamenti del LifeCoaching, FitCoaching e approccio al Coaching nel Centro Fitness

  1. Il problema critico di ogni persona e di ogni organizzazione è quello di potersi esprimere (self-expression), sviluppare progetti e idee di cui essere fiero ed orgoglioso (self-achievements), avere pieno accesso e rendere concreto il proprio potenziale personale (self-actualization), e…dare senso alla vita (life-meaning). Se non teniamo in mente questi punti abbiamo sbagliato in partenza. La gente non vuole sollevare pesi per il gusto di farlo o muovere cavi e macchine perchè non sa cosa fare, vuole gustarsi l’esperienza, vuole socializzare, vuole avere un corpo di cui essere fiera. La gente non va in palestra per sentirsi soffocare, vuole respirare. Le persone non cercano macchine per le macchine o corsi per i corsi, vogliono il beneficio che ne deriva, vogliono sentirsi vive… una ragazza non fa aerobica solo per sudare, vuole uscire con le amiche e amici sentendosi più snella. Nel club si cerca socialità, amicizie, uscire dalle 4 mura di casa, sentirsi vivi, avere un posto di sfogo delle tensioni, allontanarsi dallo stress del lavoro, si cerca ascolto o attenzione mentre tutti ti vorrebbero persuadere, si cerca allentamento dalle pressioni. Ognuno ha il proprio sfondo motivazionale diverso. Dobbiamo connetterci con il vero motivo (in profondità) che muove le persone verso i centri fitness, le motivazioni profonde, lo “sfondo pulsionale”, non ignorarlo.
  2. Il LifeCoach aiuta il cliente a fissare gli achievements, a chiarire cosa desidera cosa lo realizza (actualization), ad esprimersi fisicamente e psicologicamente con sessioni allenanti produttive, scelta di discipline e time management settimanale e mensile (fissare goals e rivederli), definire un programma annuale di lavoro o comunque di periodo sufficiente a generare impatto, abbinate uno stile di vita efficace diretto verso i propri obiettivi.
  3. Il nostro potenziale personale è sfuggente, tante volte ci è accanto, senza che noi ce ne accorgiamo nemmeno. Come un seme di una quercia contiene già l’intera pianta, come un ruscello che può diventare fiume, la missione dell’uomo è valorizzare se stesso ed esprimere tutto ciò che di positivo ha da dare. Il coach vede ciò che il cliente può diventare e non solo il cliente come ci appare ora. Vede la statua nel blocco di marmo, aiuta a farla emergere, giorno dopo giorno, con grande passione. Vivere le passioni e vivere con passione è sentire la vita pulsare. Non farlo significa castrarsi da soli, amputarsi, darla vinta alla morte prima del tempo. O, cosa peggiore, perdere senza lottare, dirsi no, da soli. Il LifeCoach vede ogni cliente come un seme di una pianta che curerà con amore, non importa quale sia il suo stato attuale di sviluppo, principiante, agonista, bello, brutto, simpatico, antipatico: è una persona da aiutare in un percorso che il cliente stesso non conosce nemmeno e ancora meno pensa sia possibile. Non può saperne abbastanza di fitness e wellness altrimenti farebbe il coach o il medico. Facciamogli vedere nuovi orizzonti di benessere fisico e mentale, aiutiamolo a raggiungerli.
  4. Essere pienamente umani significa riempire di senso la vita stessa, un dono prezioso, una vita che ci scorre dentro e a lato… come un fiume, che volte non lasciamo fluire, o il cui corso viene strozzato, bloccato… a volte dagli altri, o – quello che è peggio –  da noi stessi. Il LifeCoach individua e si attiva per identificare i blocchi che impediscono al potenziale del cliente di esprimersi. Localizza i ragionamenti improduttivi, le credenze sbagliate (es, non io.., è troppo difficile… non adesso… non lo posso fare a prescindere), sostiene il loro superamento, accompagna, mostra, aiuta, supporta, in altre parole, fa! Agisce sul piano olistico, non solo fisico ma soprattutto psicologico.
  5. Il LifeCoach opera per programmi, traduce un progetto in tempi, fasi, aree di lavoro, sessioni, obiettivi, azione. Non si creano miracoli senza continuità. I LifeCoach non sono “venditori di facilità” ma sono venditori di continuità e puntano alla fidelizzazione, al “ciclo di vita del cliente” e non al suo mese.
  6. Dobbiamo stimolare passione attraverso le sensazioni… le sensazioni allenanti, istante dopo istante, generano la sensazione complessiva di un allenamento. La passione è per ciò che possiamo essere, per le vite che potremmo vivere, per le sensazioni che potremmo avere, passa attraverso la sensazione che la persona ha muovendo il corpo, usando le macchine o i cavi e gli attrezzi, guardandosi allo specchio, valutando i cambiamenti nell’umore con cui esce dalla palestra e persino a come ci si alza la mattina. Il LifeCoach conosce ed individua i metodi motivazionali per far si che il cliente si impegni in un programma almeno annuale di sviluppo e di attività di crescita personale. Agisce per fidelizzare il cliente verso un programma di lungo periodo e non ad un approccio mordi e fuggi. Opera sull’ingegneria delle sensazioni (sensations engineering) per far si che ogni sessione allenante e ogni attività extra-sportiva correlata (alimentazione, riposo, tempo libero), inserita nel programma, offra sensazioni positive e di crescita.
  7. I clienti dei centri fitness vivono un’enorme quantità di aspettative, di sogni psicologici e drammi psicologici associati al vissuto del Centro fitness – essere più belli, stare meglio, diventare più seduttivi, sentirsi giovani, incontrare persone, sentirsi vivi, sentirsi all’altezza dello stare nel Centro – e noi dobbiamo entrare è in contatto con questi sentimenti ed esigenze profonde, non starne alla superficie. La fase d’intervista periodica al Cliente è il metodo fondamentale del coaching, e questa non va condotta solo all’inizio in modo approfondito, ma riproposta a tratti in ogni singola sessione di lavoro (Come senti questo esercizio? Senti lavorare il muscolo? Come è andata questa sessione? Dove senti progressi e dove no?).
  8. Il credo assoluto di un buon LifeCoach e di un buon FitCoach è che ognuno di noi ha un enorme patrimonio di risorse, sia latenti che costruibili attivamente, la sacralità dell’essere umano e il forte bisogno di non sprecare nemmeno una vita, nemmeno un giorno, nemmeno un minuto, in qualcosa che non sia legato ad una visione positiva e di crescita.

La disgrazia del mondo del coaching sta nell’impreparazione. Per essere veramente coach nel campo del wellness, fitness e sport, occorre esperienza sul campo, occorrono competenze psicologiche e competenze relative alle scienze sportive e ai mondi psicologici del Cliente. Qualsiasi sia il punto di partenza di ciascuno (che sarà ad esempio di provenienza atleta, o psicologo, o diplomato in scienze motorie e affini), è indispensabile darsi da fare per procurarsi “l’altro pezzo” di competenze mancanti.

È essenziale inoltre essere padroni di un metodo di lavoro, che nella nostra elabroazione prende il nome di HPM: Human Potential/Performance Modeling, ovvero, dare corpo (modeling) alle potenzialità e alle performance delle persone.

I programmi di formazione sviluppati dall’autore e già disponibili sono finalizzati a questo scopo, ma diamo un’occhiata più da vicino alle sue aree di lavoro.

Il metodo di Sports Coaching e Fitness Coaching HPM concentra l’attenzione su tre aree di lavoro principali:

Figura 1 – Le variabili primarie delle performance e del potenziale su cui agisce il lifecoaching

 

(1) energie personali: le forze interiori di natura biologica e psicologica, energie fisiche/corporee ed energie psicologiche; il lavoro allenante sul piano fisico e mentale che il coach attiva per il cliente;

(2) competenze: le capacità, abilità (skills), i “saper fare” da generare nel cliente, costruibili tramite preparazione, training, coaching, con l’aiuto di specifiche regie allenanti, regie formative, o regie di cambiamento;

(3) direzionalità: la canalizzazione di energie e competenze del cliente verso “qualcosa” di importante, la ricerca di senso, la visione, causa, lo spirito con cui ci si allena, ideali, volontà, obiettivi, goals, missioni, aspirazioni su di sè o sulla propria vita. In questa viene compreso il senso di orgoglio e di onore per le proprie azioni, le scelte di vivere uno stile di vita legato al fitness o all’essere attivi, e atti di vita, capaci di elevare la persona oltre la mediocrità, il che significa darsi obiettivi e raggiungerli, anche sfidanti, e sul piano esistenziale, come per un padre voler gareggiare con il figlio alla pari, o per una madre sentirsi ancora giovane nell’andare a prendere a scuola il figlio; per un ragazzo sentire il proprio corpo come un aiuto e non un peso, per una ragazza essere sicura di sè, migliorare la propria autostima e la sicurezza in sè, e, non da meno, amare il dono della vita che vive tramite il corpo e rendergli omaggio.

Ci piace dare l’immagine del fatto che un lavoro serio e integrato su queste aree sia una lotta, una battaglia positiva, una guerra all’ignoranza, alla stasi, al pressapochismo, all’ipocrisia, alle catene, all’apatia del vivere spento… un viaggio verso la libertà e l’emancipazione di se stessi e degli altri.

In un mondo apatico, il recupero di uno spirito guerriero e combattivo è quanto mai urgente, soprattutto per cause nobili e positive, come la salute, il benessere fisico e psicologico. Una persona sana e forte psicologicamente e fisicamente è una miniera di energie per la società, è una persona in grado di aiutare, di contribuire, e quindi la nostra causa ha un fine di elevazione sociale importante.

Questo insieme di aree – se deve diventare metodo di lavoro – ha bisogno di strumenti utili per chi agisce come trainer, coach, formatore, psicologo, o counselor, ma anche come manager e leader, chi deve iniettare spirito propulsivo nel centro fitness o in un club sportivo.

Lavorare su se stessi e avere un metodo per farlo è estremamente utile anche per chi decide di agire sul proprio sviluppo personale.

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Dott. Daniele Trevisani

Formatore Senior, consulente, Coach, Master of Arts in Communication alla University of Florida (USA). È titolare dell’omonimo studio www.studiotrevisani.it ed è tra i principali protagonisti della ricerca sul Potenziale Umano. È inoltre esperto in tecniche di coaching e di formazione per la leadership e gli sport di combattimento, fitness e wellness. È stato docente a contratto del corso di Teorie e Tecniche della Formazione della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell’Università di Bologna, ed inoltre Mental Trainer in settori agonistici di sport di squadra e arti marziali, istruttore di fitness e direttore di club sportivi. Opera come coach e dirige le attività di formazione formatori e formazione e certificazione di coach nella Scuola di Coaching STEP.

Small Signs prepare Great Stories


Semiotics-for-leaders

International HR, Human Factor and Human Potential Researcher, Writer

© Extracted from the book “Semiotics for Leaders” written by Daniele Trevisani, available on Amazon

Small Signs prepare Great Stories

The interesting view of Human Potential Research is that before achieving great goals, small goals are required. Why does this happen?

The reason lies in the very sense of being deeply human: born fragile, almost powerless, unable to self-sustain. From that point, arriving to a peak where one can be self-sustaining, keep going, look for challenges, and even take care of others, is a great journey.

Struggling for becoming fully functioning and gain the best of what we can be is a sacred journey. Fully expressed potential is not just a matter of performance and tangible goals, it is a value for itself, something that gives a meaning to life.

Most forms or self-handicapping come from the unknown error of listening too much to social expectations. These expectations bring you towards a statically “normal” or average state where you cannot be yourself.

You can express yourself in fields so different as sports, science, cooking, dancing, fighting, running, painting, managing. Or all together.

There is no great genius without some touch of madness.

Aristotle

Do not seek for the “average” path but follow an inspiration, at least one in life in a given period of time, where you feel that you can express yourself.

For any little advancement, a new sense of possibility arises, so that – as for a climber or an explorer – new horizons soon come up in your path step after step, horizons that were formerly unthought-of, or considered too far, too big, too heavy.

This “opening” is generative; it invites individuals and leaders to go ahead, to progress in a further exploration of what at the moment is barely thinkable, and to turn this attitude into advancement for the Self, progress for the family, for a Team, for a Business. Starting from the Self, we can generate progress for a country, up to the entire Humanity.

A semiotic map of what an expectation is, shows some very important connections:

  • Expectation-belief connection: you expect things based on what you believe it is true. What if someone thought you that it is better to win money betting in the financial market rather than working at your skills? What if a company leader holds the belief that the Stock Exchange will be the final moral judge instead of moral values, searching a strong future, choice after choice?
  • Expectation can generate apprehension. Apprehension is the doorway to anxiety, to fear and to terror. When one is not free to make mistakes, when one believes he/she cannot commit a mistake, this will determine a decision block.
  • Well expressed and well defined expectations can generate hope and positive promises
  • If you change your beliefs, you can change your expectations. If as a leader you set some strong beliefs, they will turn into different expectations.
  • Leading people amid the chaos of expectations, beliefs, truth and wisdom, in a stream of confusion, is real leadership.This is the deepest and highest forms of real Human Potential expression.

    Understanding, knowledge, curiosity, holistic interests, trials and errors, perseverance, are all ingredients that start to emerge in the alchemic recipe for a new life.

    It had long since come to my attention that people of accomplishment rarely sat back and let things happen to them.

    They went out and happened to things.

    Leonardo da Vinci

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  • © Extracted from the book “Semiotics for Leaders” written by Daniele Trevisani, available on Amazon

Carl Rogers: 19 propositions on Fully Being Humans

Carl Rogers. The 19 propositions. Source Rogers, Carl (1951). Client-centered therapy: Its current practice, implications and theory. London: Constable.

  1. All individuals (organisms) exist in a continually changing world of experience (phenomenal field) of which they are the center.
  2. The organism reacts to the field as it is experienced and perceived. This perceptual field is “reality” for the individual.
  3. The organism reacts as an organized whole to this phenomenal field.
  4. A portion of the total perceptual field gradually becomes differentiated as the self.
  5. As a result of interaction with the environment, and particularly as a result of evaluational interaction with others, the structure of the self is formed – an organized, fluid but consistent conceptual pattern of perceptions of characteristics and relationships of the “I” or the “me”, together with values attached to these concepts.
  6. The organism has one basic tendency and striving – to actualize, maintain and enhance the experiencing organism.
  7. The best vantage point for understanding behavior is from the internal frame of reference of the individual.
  8. Behavior is basically the goal-directed attempt of the organism to satisfy its needs as experienced, in the field as perceived.
  9. Emotion accompanies, and in general facilitates, such goal directed behavior, the kind of emotion being related to the perceived significance of the behavior for the maintenance and enhancement of the organism.
  10. The values attached to experiences, and the values that are a part of the self-structure, in some instances, are values experienced directly by the organism, and in some instances are values introjected or taken over from others, but perceived in distorted fashion, as if they had been experienced directly.
  11. As experiences occur in the life of the individual, they are either, a) symbolized, perceived and organized into some relation to the self, b) ignored because there is no perceived relationship to the self structure, c) denied symbolization or given distorted symbolization because the experience is inconsistent with the structure of the self.
  12. Most of the ways of behaving that are adopted by the organism are those that are consistent with the concept of self.
  13. In some instances, behavior may be brought about by organic experiences and needs which have not been symbolized. Such behavior may be inconsistent with the structure of the self but in such instances the behavior is not “owned” by the individual.
  14. Psychological adjustment exists when the concept of the self is such that all the sensory and visceral experiences of the organism are, or may be, assimilated on a symbolic level into a consistent relationship with the concept of self.
  15. Psychological maladjustment exists when the organism denies awareness of significant sensory and visceral experiences, which consequently are not symbolized and organized into the gestalt of the self structure. When this situation exists, there is a basic or potential psychological tension.
  16. Any experience which is inconsistent with the organization of the structure of the self may be perceived as a threat, and the more of these perceptions there are, the more rigidly the self structure is organized to maintain itself.
  17. Under certain conditions, involving primarily complete absence of threat to the self structure, experiences which are inconsistent with it may be perceived and examined, and the structure of self revised to assimilate and include such experiences.
  18. When the individual perceives and accepts into one consistent and integrated system all his sensory and visceral experiences, then he is necessarily more understanding of others and is more accepting of others as separate individuals.
  19. As the individual perceives and accepts into his self structure more of his organic experiences, he finds that he is replacing his present value system – based extensively on introjections which have been distortedly symbolized – with a continuing organismic valuing process.

Carl Rogers’s view of the Fully Functioning Person

Optimal development, as referred to in proposition 14, results in whate he describes  as the good life, where the organism continually aims to fulfill its full potential. Human Potential Development derives from his basic views. He listed the characteristics of a fully functioning person. Source: Rogers, Carl (1961). On becoming a person: A therapist’s view of psychotherapy. London: Constable.

  1. A growing openness to experience – they move away from defensiveness and have no need for subception (a perceptual defense that involves unconsciously applying strategies to prevent a troubling stimulus from entering consciousness).
  2. An increasingly existential lifestyle – living each moment fully – not distorting the moment to fit personality or self-concept but allowing personality and self-concept to emanate from the experience. This results in excitement, daring, adaptability, tolerance, spontaneity, and a lack of rigidity and suggests a foundation of trust. “To open one’s spirit to what is going on now, and discover in that present process whatever structure it appears to have” (Rogers 1961)[15]
  3. Increasing organismic trust – they trust their own judgment and their ability to choose behavior that is appropriate for each moment. They do not rely on existing codes and social norms but trust that as they are open to experiences they will be able to trust their own sense of right and wrong.
  4. Freedom of choice – not being shackled by the restrictions that influence an incongruent individual, they are able to make a wider range of choices more fluently. They believe that they play a role in determining their own behavior and so feel responsible for their own behavior.
  5. Creativity – it follows that they will feel more free to be creative. They will also be more creative in the way they adapt to their own circumstances without feeling a need to conform.
  6. Reliability and constructiveness – they can be trusted to act constructively. An individual who is open to all their needs will be able to maintain a balance between them. Even aggressive needs will be matched and balanced by intrinsic goodness in congruent individuals.
  7. A rich full life – he describes the life of the fully functioning individual as rich, full and exciting and suggests that they experience joy and pain, love and heartbreak, fear and courage more intensely. Rogers’ description of the good life:

    This process of the good life is not, I am convinced, a life for the faint-hearted. It involves the stretching and growing of becoming more and more of one’s potentialities. It involves the courage to be. It means launching oneself fully into the stream of life. (Rogers 1961)[15]

Incongruence” in Carl Rogers perspective

Rogers identified the “real self” as the aspect of one’s being that is founded in the actualizing tendency, follows organismic valuing, needs and receives positive regard and self-regard. It is the “you” that, if all goes well, you will become. On the other hand, to the extent that our society is out of sync with the actualizing tendency, and we are forced to live with conditions of worth that are out of step with organismic valuing, and receive only conditional positive regard and self-regard, we develop instead an “ideal self”. By ideal, Rogers is suggesting something not real, something that is always out of our reach, the standard we cannot meet.

This gap between the real self and the ideal self, the “I am” and the “I should” is called incongruity.

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