Team Leadership e Comunicazione Operativa: da “assembramenti” di persone a veri team, ne passa di strada

Ok fantastico, è uscito il libro “Team Leadership e Comunicazione Operativa“, basato su 11 anni di esperienza nella Formazione di Forze Speciali e Imprese.

Se lo passate al direttore HR, o interessa a Voi, sarà ed è il più gettonato del 2017 in tutta l’area della Formazione e anche del Coaching, perchè di “assembramenti” di persone sono piene le aziende, ma di veri Team c’è bisogno come l’aria – Qui l’indice del volume che corrisponde al programma del corso http://www.francoangeli.it/Area_PDFDemo/100.856_demo.pdf

Ricordo inoltre di iscriversi alla rivista online per avere sempre le notizie, aggiornamenti e articoli non appena escono. Qui il link http://eepurl.com/b727Pv

Oltre al pdf, offriamo uno strumento pratico per la localizzazione di cosa fare, tratto dal cap.2. : le 5 Zone Operative di un Team e la localizzazione dei segnali deboli

 

Le 5 zone operative di un team e la localizzazione dei segnali deboli

 

Esercizi di localizzazione per Team Leader

 

Zona 1 – Esistono attività condotte nella zona di noia, mediocrità o apatia, nei nostri collaboratori principali o nel team?

 

 

 

 

 

 

Segnali e indicatori (inclusi segnali deboli) cui possiamo prestare attenzione per capire se e quando le persone o il team operano in questa zona

 

 

 

 

 

 

Commenti e possibili azioni concrete di miglioramento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Zona 2 – Quali sono alcune delle attività in cui possiamo accettare Medianità o Routine nei nostri collaboratori principali o nel team, senza che questa comprometta il lavoro del team stesso e la missione?

 

 

 

 

 

Segnali e indicatori (inclusi segnali deboli) cui possiamo prestare attenzione per capire se e quando le persone o il team operano in questa zona

 

 

 

 

 

 

 

Commenti e possibili azioni concrete di miglioramento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Zona 3 – Quali sono alcune delle attività in cui è indispensabile chiedere maggiore qualità e dinamismo nei nostri collaboratori principali o nel team?

 

 

 

 

 

 

Segnali e indicatori (inclusi segnali deboli) cui possiamo prestare attenzione per capire se e quando le persone o il team operano in questa zona

 

 

 

 

 

 

 

Commenti e possibili azioni concrete di miglioramento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Zona 4 – Quali sono alcune delle attività in cui è indispensabile chiedere l’Eccellenza Operativa, l’attenzione massima ai dettagli con contemporanea percezione dell’insieme?

 

 

 

 

 

 

Segnali e indicatori (inclusi segnali deboli) cui possiamo prestare attenzione per capire se e quando le persone o il team operano in questa zona

 

 

 

 

 

 

 

 

Commenti e possibili azioni concrete di miglioramento

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Zona 5 – Quali sono alcune delle attività che rischia di avvicinarsi alla maniacalità non necessaria, o aree in cui viene profusa troppa energia e attenzione rispetto alla reale importanza del compito?

 

 

 

 

 

 

 

Segnali e indicatori (inclusi segnali deboli) cui possiamo prestare attenzione per capire se e quando le persone o il team operano in questa zona

 

 

 

 

 

 

 

Commenti e possibili azioni concrete di miglioramento

 

 

 

 

 

 

Materiale copyright, utilizzabile solo con citazione della fonte: Trevisani, Daniele (2016). Team leadership e comunicazione operativa. Principi e pratiche per il miglioramento continuo individuale e di team. Milano, Franco Angeli editore

 

Strumenti per il coaching e la crescita personale. Secondo Audiolibro AREA 51

Testo estratto dalla sezione dedicata sul sito di Area 51 da cui si può visualizzare il programma:

sessioni di coaching, strumenti per il coaching e la crescita personale, secondo audiolibro di daniele trevisani

Questo programma audio costituisce una vera e propria sessione di coaching guidata da Daniele Trevisani, coach internazionale, esperto di comunicazione e formatore.
Le sessioni di coaching di Daniele Trevisani, frutto di oltre venti anni di ricerca, sono rivolte a tutti, grazie a un linguaggio semplice e diretto.
In particolare questa sessione contiene stimoli e strumenti operativi per la tua crescita personale, suggerimenti utili e approfondimenti essenziali per coach, counselor, insegnanti e team leader. Con questa sessione avrai una cassetta degli attrezzi fondamentali per la costruzione del tuo percorso di avanzamento, per vincere la paura del cambiamento ed esprimere al massimo il tuo potenziale.

. 1 ora e 30 minuti di sessione
. 7 tracce mp3 di audio
. strumenti, esercizi e indicazioni pratiche da ascoltare e applicare

Oltre all’audio il programma contiene

. Indice della sessione con abstract dei singoli capitoli
. Sintesi della sessione in elegante pdf
. Sintesi delle metodologie proposte e dei personaggi citati nella sessione
. Bibliografia di approfondimento con testi essenziali per la tua crescita personale
. Biografia e contatti dell’autore Daniele Trevisani
. Il modello HPM dell’autore Daniele Trevisani
. Allegato esclusivo e inedito sulla Memetica
. Allegato esclusivo e inedito sull’energia degli archetipi
. Allegato esclusivo e inedito sul modello per il potenziale umano
. + 6 extra bonus (audio + pdf)

I contenuti bonus

Rilassamento muscolare progressivo  

Questa tecnica, mettendo progressivamente in tensione diversi gruppi muscolari in tutto il corpo per poi distenderli, rilassa la tua mente e il tuo corpo e ti aiuta a rilasciare ansia, insonnia, stress.
. 1 traccia audio mp3
. 16 minuti di ascolto
. 23 pagine ebook pdf

Respirazione per il successo 

Il fine della tecnica è “ripulirti” di stress e fatica e rinvigorirti dopo una sessione stressante di lavoro o pesante di studio, oppure prima di un incontro o un evento importante.
. 2 tracce audio mp3
. 14 minuti di ascolto
. 19 pagine ebook pdf
Gli extra bonsu contenuti:

Visualizzazione degli organi del corpo  

In questo esercizio visualizzerai un organo del tuo corpo, e attiverai le tue risorse mentali per “trasformarlo” in senso positivo.
. 2 traccia audio mp3
. 15 minuti di ascolto
. 20 pagine ebook pdf

Mindfulness sul flow  

Il Flow è la sensazione di totale appagamento che proviamo quando siamo completamente assorbiti in quello che facciamo.
. 5 tracce audio mp3
. 57 minuti di ascolto
. 26 pagine ebook pdf

Conoscere la Bioenergetica   

La Bioenergetica è una particolare forma di psicoterapia sviluppata da Alexander Lowen, allievo di Wilhelm Reich, primo studioso e ispiratore delle terapie centrate sul corpo.
. 4 tracce audio mp3
. 42 minuti di ascolto
. 27 pagine ebook pdf

Strategie per il tuo benessere    

Strategie alimentari e fitness: è la combinazione unica e innovativa che ti propone questo libro ricchissimo di consigli pratici per raggiungere il tuo peso corporeo ideale e mantenerlo nel tempo.
. 10 tracce audio mp3
. 1 ora e 17 minuti di ascolto
. 52 pagine ebook pdf

L’autore

Daniele Trevisani – http://www.studiotrevisani.it – è autore, formatore senior, coach e counselor. Laureato con il massimo dei voti in DAMS Comunicazione con una tesi in Comunicazione Interculturale presso l’Università di Bologna, ha  conseguito il Master annuale in Marketing Internazionale IFOA e svolto altre specializzazioni e studi, tra i quali Master of Arts in Mass Communication presso la University of Florida.Ha conseguito il primo premio Fulbright (Governo USA) assegnato per la ricerca nelle Scienze della Comunicazione.
È tra i principali esperti europei in formazione e comunicazione, continuità d’impresa e ricambio generazionale, sviluppo potenziale umano e coaching. 
Abbina alle attività di imprenditore nella formazione aziendale un’esperienza di oltre venticinque anni nel coaching sportivo di agonisti, di team, squadre e atleti. Ha seguito cinque campioni mondiali, due campioni intercontinentali e varie squadre agonistiche di sport come kickboxing, boxe e arti marziali.
Èinoltre formatore per il Ministero della Difesa e la NATO dove si occupa di temi di psicologia, leadership, comunicazione. Èconsulente italiano di riferimento per diverse società internazionali e formatore presso le Forze Speciali dell’Esercito Italiano.
È autore di dodici libri in italiano tra cui si annovera il bestseller “Psicologia di marketing e Comunicazione” e il recente “Team Leadership e Comunicazione Operativa“. I suoi volumi sono attualmente tradotti in 5 lingue. 

Telomeri: ridurre lo stress, aumenta la vita

ridurre lo stress, combattere lo stress(c) a cura di: Dott. Daniele Trevisani Formazione e Coaching

Che lo stress faccia male, si sa. Ma che producesse invecchiamento cellulare e riduzione fisica della capacità della cellula di riprodursi è scoperta recente. Per cui, una formazione specifica e personalizzata sulle tecniche di Mindfulness e Riduzione dello Stress diventa non solo benefica per avere una vita emotiva più sana, ma anche una forma di prevenzione della malattia. Il tema dello stress è trattato nel volume Il Potenziale Umano, dove si identicano 6 diversi tipi di stress, che una volta riconosciuti possono essere meno pericolosi. Come dice una frase “se lo conosci lo eviti”, e conoscere le fonti di stress secondo questi studi sta diventando veramente un fattore vitale.

Ma approfondiamo questo tema di confine: il telomero, la salute e la malattia.

Il telomero è la regione terminale del cromosoma, da cui deriva il nome stesso, composta di DNA altamente ripetuto. Si pensava fosse una regione non codificante, ma recenti scoperte hanno dimostrato che produce trascritti detti TERRA, che si ipotizza siano implicati nella regolazione della telomerasi. Il telomero ha un ruolo determinante nell’evitare la perdita di informazioni durante la duplicazione dei cromosomi, poiché la DNA polimerasi non è in grado di replicare il cromosoma fino alla sua terminazione; se non ci fossero i telomeri la replicazione del DNA comporterebbe dopo ogni replicazione una significativa perdita di informazione genetica. Diversi studi hanno dimostrato che il progressivo accorciamento dei telomeri ad ogni ciclo replicativo sia associato all’invecchiamento cellulare (fase di senescenza).

Approfondimento sullo Stress 

Una risposta maladattativa a un evento stressante può determinare l’insorgenza di un quadro patologico. In caso di disturbo psichico, il quadro clinico mimerà, dal punto di vista sintomatologico, l’espressione del disturbo maggiore.

La maladattatività può risultare di interesse clinico qualora consista in sintomi emotivi o comportamentali tali da causare sofferenza soggettiva e una significativa compromissione nel funzionamento sociale e lavorativo del soggetto. Le caratteristiche di fragilità o rigidità del soggetto giocano un ruolo importante nel momento in cui egli deve produrre strategie per rispondere in modo adeguato a una modificazione dell’ambiente.

Le caratteristiche della sindrome da stress sono

  • sintomatologia preceduta da evento stressante identificabile, sia esso positivo o negativo, verificatosi nei tre mesi precedenti allo sviluppo della sintomatologia.
  • questa deve essere più intensa rispetto alle corrispettive reazioni normali e avere tendenza alla risoluzione spontanea entro un periodo di tempo definito (6 mesi)
  • la sindrome non deve rappresentare l’esacerbazione dei sintomi di un disturbo mentale di base, legato o meno all’evento stressante.

Lo stress nella sua forma più acuta può arrivare a provocare la morte per autocoagulazione del sangue (“morte da anatema“).

 

E’ fondamentale imparare a riconoscere le fonti di stress, schermarsene, elaborare una strategia di formazione personalizzata e di coaching per vivere la vita diversamente, qualsiasi sia la nostra condizione. Dopo queste ricerche, possiamo proprio dire che imparare a gestire lo stress e ridurlo è diventata una “faccenda di vita o di morte.”

Il Fattore Umano per i limiti estremi delle possibilità umane, la sfida oltre la Terra

International Space Station - section, modeldr. Daniele Trevisani at ESA Astronauts Training Center

La mia curiosità per le possibilità umane e il Potenziale Umano ha trovato forse la sua sfida più alta, progettare metodi sperimentali e innovativi per la Formazione degli Astronauti, con implicazioni per lo sviluppo di nuove possibilità per chi opera in ambienti estremi e sfidanti, per poi testarli.

Dopo avere studiato e applicato modelli di Formazione Olistica per Forze Speciali, per Campioni Mondiali di Sport di Combattimento, Comandandi di Navi, team sportivi, atleti, leader e  manager che dirigono operazioni difficili in tempi difficili, abbiamo il know how per farlo.

Ora questa è la nuova sfida, progettuale ancora prima che materiale. Praticare un coaching olistico eppure concreto, con metodi oltre l’ordinario.

Sono stato accompagnato dentro al modulo simulatore, il modulo reale della Stazione Spaziale Internazionale, quello che si vede qui fotografato è solo un modello. Posso garantire che il modulo reale è veramente piccolissimo, e che le doti per passarvi anche solo alcune ore devono essere enormi, con formazione speciale sia fisica che mentale.

Essere accompagnato in via eccezionale in una zona riservatissima, dallo Head of Astronauts Training dell’ESA dentro a questo modulo (e garantisco che è veramente un modulo più piccolo di quanto sembra) poi vedere le piscine profonde dove si allenano gli astronauti, è stata un’emozione fortissima.

Ma non mi ha sovrastato. Perchè sapere di avere le conoscenze sulla Comunicazione Interculturale, la Comunicazione Olistica, le Human Performance, il Crisis Thinking, la Psicologia della Leadership per Forze Speciali, e altre che permettono di dare un contributo, e trovarne la conferma, è stata un’emozione ancora più forte.

Sapere di avere dei colleghi come quelli che formano il team della Scuola di Coaching STEP è tra l’altro un grande punto di forza perchè non parliamo più delle conoscenze di un singolo ma di una “Intelligenza Collettiva” che sta emergendo dal continuo scambio di conoscenze ed esperienze tra di noi. Stiamo facendo, nella Scuola di Coaching STEP, e con i nostri migliori partecipanti, una evoluzione costante.

Forse dovremmo chiamarla “Scuola del Nord-Est” (per la sede fisica che usiamo) – un gruppo di persone, qualcosa dove sta nascendo un approccio che va oltre ogni singola edizione e ci sta portando a toccare i limiti estremi delle possibilità umane.

Ci impegneremo al massimo per dare il nostro contributo, con la massima serietà come sempre, e guardando oltre l’esistente come sempre, questo è garantito.

dott. Daniele Trevisani http://www.danieletrevisani.com

Psicologia delle emozioni ed intelligenze multiple

Non esiste una sola forma di intelligenza    

miniatura-copertina-Self-PowerCopyright articolo estratto dal volume Self – power. Psicologia della motivazione e della performance, di Daniele Trevisani. Franco Angeli editore, Milano.

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L’intelligenza emotiva ci parla della capacità di “sentire” le emozioni altrui.

Non è da tutti avvicinarci emotivamente agli altri, e nemmeno capire i propri stati emotivi, nonostante ci vivano dentro.

È curioso come tutti chiedano agli altri di “capirli” mentre tutti si sforzano di rimanere chiusi nel proprio mondo e non farvi entrare nessuno.

 

Tutti vorrebbero un amico, ma nessuno prova ad esserlo.

Jim Morrison

 

Le emozioni sono da tempo al centro delle performance personali, manageriali e sportive.

Gli studi di Le Doux[1] evidenziano che gli stimoli esterni attivano le emozioni attraverso vari canali, ma soprattutto che le emozioni trovano vie per esprimersi anche se non vogliamo, al di la della nostra parte razionale.

Esistono scorciatoie primordiali attraverso cui gli stimoli bypassano la neocorteccia (la parte più culturale del cervello) e arrivano direttamente al “cervello rettile” e alla zona limbica, la parte del cervello più antica.

Cosa significa questo? Che gli stimoli legati allo svolgere performance possono avere valutazioni duplici e arrecare dissonanza.

Ad esempio possono essere valutati positivamente a livello razionale, intellettuale, analitico, ma trasmettere inconsapevolmente paura e produrre ansia attivando la parte più remota e antica del cervello.

Il volo d’aereo è un esempio di stimolo a duplice valenza: le statistiche dicono che è il mezzo di trasporto più sicuro, la ragione vorrebbe credere che sia così, ma la nostra parte animale ha paura di cadere.

Altre situazioni simili sono legate alle performance manageriali.

Parlare in pubblico o esporre un progetto davanti ad una vasta platea, razionalmente, non dovrebbe porre ansia, ma attiva in realtà gli stessi meccanismi di chi vedeva davanti a sé nell’antichità un’orda di nemici o predatori pronti a sbranarci: in questi casi si mettono in moto i meccanismi di attacco-fuga, il cuore sale nei battiti, la digestione si ferma, il corpo si fa pronto per combattere. Possono insorgere attacchi di panico che bloccano completamente, o stati di ansia che danneggiano la performance.

Sul fronte positivo, invece, attiviamo emozioni positive spesso verso mète o attività di cui non capiamo bene il senso, e tuttavia queste ci provocano piacere, un piacere non razionale e soprattutto viscerale. Luoghi amati, persone, paesaggi, stimoli, i quali ci “accendono” senza che capiamo bene perché.

Una buona performance richiede quindi nuove abilità psicologiche nel riconoscere le dinamiche emotive, attivarle, e gestirle, anche e soprattutto nei leader che devono ottenere e sviluppare risultati attraverso le persone.

Alcuni motivi per farlo sono collegati al concetto di intelligenze multiple (Gardner). Un progetto di active training attiva le intelligenze multiple.

Nel 1983, Howard Gardner in Frames of Mind: The Theory of Multiple Intelligences inserisce in letteratura il concetto delle intelligenze plurime o multiple, che includono – tra le altre – questioni fondamentali, come l’intelligenza interpersonale (capacità di relazionarsi, capire gli altri), e l’intelligenza intrapersonale (capacità di capire se stessi, entrare in contatto con i propri desideri, sentimenti, paure, stati d’animo).

Le intelligenze attivabili in ciascuno di noi secondo Gardner sono:

 

  • intelligenza logico-matematica: capacità di astrazione, pensiero logico, ragionamento, uso dei numeri, pensiero critico;
  • intelligenza linguistica: capacità nell’uso della parola e del linguaggio, leggere, scrivere, raccontare;
  • intelligenza visivospaziale: capacità di valutazione degli spazi e visualizzazione mentale;
  • intelligenza musicale e armonica: sensibilità per il suono, ritmo, toni e musica, per gli equilibri e le armonie;
  • intelligenza corporea-cinestesica: capacità di controllo del movimento, del corpo, della gestione di oggetti, dell’azione fisica;
  • intelligenza inter-personale: sensibilità agli stati d’animo, alle relazioni, alle interazioni umane:
  • intelligenza intra-personale: introspezione e auto-riflessione; comprensione dei propri punti di forza, debolezza, unicità, le proprie emozioni e sensazioni;
  • intelligenza naturalistica: interazione con l’ambiente, classificazione di oggetti e cose, ricettività ecologica;
  • intelligenza esistenziale: dimensione religiosa, spirituale, capacità di inserire se stessi e gli eventi in una cornice filosofica[2].

 

Arriviamo poi al concetto delle Intelligenze Fluide. La Fluid Intelligence[3] comprende il ragionare e risolvere nuovi problemi indipendentemente dalla conoscenza prima acquisita. I ricercatori studiano come i circuiti neurali si abituino – ma solo con allenamento e stimoli giusti – ad affrontare problemi nuovi, in una vita che cambia costantemente e sempre più in fretta.

La capacità di adottare una filosofia di vita migliore richiede il saper abbracciare non solo una dimensione, ma quante più possibile.

Un progetto di active learning consente di “chiamare all’opera” tutte le intelligenze di cui siamo dotati, mentre si apprende una specifica materia.

Attiva inoltre l’intelligenza emotiva, mentre l’apprendimento passivo la soffoca.

L’intelligenza emotiva è un concetto che entra con sempre maggior forza nella didattica. Sviluppato dagli studi di Leuner (1966), Greenspan (1989), Salovey e Mayer (1990), e popolarizzato da Goleman (1995), che sinceramente ne ha tratto tutti i benefici senza averne tutti i meriti.

Durante un progetto di apprendimento lo studente può sperimentare invidia, rivalità, gelosia, stress, tristezza, timidezza, ma anche gioia, apertura, responsabilità, piacere di un risultato, senso di appartenenza, motivazione.

Se riusciamo ad avvicinare lentamente lo studente allo sfondo emotivo positivo, e spostarlo dal fronte negativo dello stress e repulsione verso il sistema scolastico e lo studio, avremo compiuto un’operazione straordinaria.

Se non ci riusciamo, stiamo dando un contributo all’Alexitimia (Alessitimia, o Alexithymia) termine coniato da Peter Sifneos nel 1973 per descrivere lo stato di incapacità nel (1) comprendere, (2) elaborare e (3) descrivere, i propri stati emotivi.

Ogni tipo di performance ha componenti emotive e va analizzata caso per caso. Ad esempio – nel del parlare in pubblico – occorre apprendere a ricordare e segnalare alla parte antica del cervello che non siamo di fronte a nemici con la clava, e che dobbiamo riuscire ad attivare una “relazione d’aiuto” verso l’audience, attivare emozioni positive in questo tipo di attività. Dobbiamo saper attivare il piacere di condividere, di far capire alla platea un messaggio, trasmettere o donare quello che riteniamo utile e importante.

Un leader deve saper attivare le emozioni ancestrali collegate al lottare per o al lottare contro, sia essa una causa nobile, o invece un’ingiustizia.

Questi meccanismi, nonostante la maggiore conoscenza dei funzionamenti sottostanti, non sono per nulla facili e richiedono un allenamento specifico.

Molti blocchi inerenti le performance sono soprattutto blocchi psicologici.

Nuove competenze di “intelligenza emotiva” e “intelligenze fluide”, riguardano quindi la gestione delle emozioni che accompagnano, precedono e seguono le performance, per saper modificare i nostri meccanismi emotivi abituali, dominandoli e facendoli nostri alleati.

Queste abilità devono essere apprese per confrontarsi con i tratti della nostra psicologia individuale che possono bloccarci, l’ansia insita nella propria personalità (definita “ansia di tratto”), l’ansia situazionale generata da un evento specifico (“ansia di stato”), così come l’imparare ad assaporare pienamente le emozioni positive che una performance può offrire.

[1] LeDoux, J. (2003), Il cervello emotivo (alle origini delle emozioni), Baldini & Castoldi, Milano.

[2] Gardner, Howard (1983), Frames of Mind: The Theory of Multiple Intelligences, Basic Books, ISBN 0133306143

[3] Susanne M. Jaeggi, Martin Buschkuehl, John Jonides, and Walter J. Perrig (2008), Improving fluid intelligence with training on working memory, Proceedings of The National Academy of Sciences of the USA, vol. 105 no. 19

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miniatura-copertina-Self-PowerCopyright articolo estratto dal volume Self – power. Psicologia della motivazione e della performance, di Daniele Trevisani. Franco Angeli editore, Milano.

Astronaut Luca Parmitano about Fear and other Demons (with video of his near death accident in Extra-Vehiculal Space Walk)

Fear and other demons

Credit NASA

(Interview to Luca Parmitano). One of the questions I am often asked is: “Are you astronauts ever afraid?” It is a question that always surprises me and I find it difficult to answer the question in just a few words.

The temptation to answer simply “no” is great, everyone would breathe a sigh of relief and go on knowing that there are out of the ordinary men and women in the world who work without fear: astronauts. But super humans do not exist – and it is better this way.

My humble opinion is that only fools say they are never afraid – and they are lying when they say it. Fear is a series of sensations, a primordial mechanism that has developed over millennia of evolution to preserve our lives. It would be a waste not to use such a tool. But like any tool, it can be used well or badly: a scalpel, in the expert hands of a surgeon, can save a life while the same scalpel can be lethal when used without skill and knowledge.

Similarly, fear has a physiological effect that can be used to respond better in critical situations. Our heart rate increases, bringing more blood flow to the muscles, making them ready to react. The adrenaline released makes us stronger and less sensitive to pain and fatigue. Fear is a form of stress that can be channelled to bring our performance to its peak, a form of positive stress called ‘eustress’. The important thing is not to enter distress or panic, which immobilizes people and makes us unable to respond in critical situations.

Credit Aeronautica Militare

The best way to learn how to manage fear is preparation, training and study. In the end, it is what we do not know that scares us. On an orbital or suborbital flight the best way to eliminate fear is to know your aircraft and procedures the best you can. Gaining experience is the indispensable and irreplaceable way to handle situations for which we are not trained. It is impossible, and not always useful, to anticipate all scenarios.

A military or civilian pilot knows that flying is risky. The probability of something serious happening is very low, but the consequences can be disastrous. The pilots’ task and the teams working behind them is to minimize this risk. The same applies to any other working environment, including in aerospace. If I think back to some of the riskiest moments in my life, I realise that fear is a feeling that lies quietly without disturbing me: during my launch, my concentration was focused on the procedures and tools. During my spacewalks, my attention was absorbed by the experience itself. In both cases everything was enhanced by the trust I have in science and the engineers that build the machines we use and the teams of men and women who, from afar, support us to form a formidable ‘tetragon team’.

Luca familyOther questions I am asked that require complex answers concern my family. More importantly to being an astronaut and an officer in the air force, I am a son, a husband and a father. Somewhere on Earth flowing below us at 28 000km/h, there is a mother whose heart throbbed with each take-off and landing and a father with stoic strength whose smile hides his concern. My wife did not choose my job but deals with the daily issues of life and always appears with a serene face with two girls who still cannot understand why their daddy does not come home every night like their friends’ dads. I am aware of that. Thinking of my fellow pilots in the air force, everyday heroes running missions all over the world, puts myself in perspective and I realise how privileged I am. Compared to their sacrifice, my efforts are insignificant but necessary. It is my tribute to those pilots, working away from home and family, carry out their duty, in foreign countries under many horrors and other demons, without asking for anything in return, not even gratitude from their country.

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Note of the blogger. Very few people know that the Astronaut Luca Parmitano faced death during a Space-Walk (Extra vehicular activity) in which water filled his helmet at the point of not being able to breathe anymore. He nearly drowned in space!

Her are some videos that show what happened