Kickboxing MMA Ferrara Copparo, Maestro Daniele Trevisani, Tecniche 01

Master Daniele Trevisani https://daoshi.wordpress.com/ Corso Kickboxing MMA Ferrara. Copparo. Sequenza colpi braccia jab diretto ganci montanti

Come si migliora

Come si migliora? 5 approcci al Miglioramento Personale, nelle Arti Marziali, negli Sport di Combattimento, e in ogni capacità della vita.

Di: dott. Daniele Trevisani – Fulbright Scholar, esperto in Training Mentale, Potenziale Umano, Formatore e Personal Coach di Manager e Atleti di livello mondiale

Le nostre capacità si arricchiscono tramite diverse modalità.
Ne illustro alcune tra le più significative:

1. prova ed errore diretto: passare attraverso l’errore, provare, tentare, è spesso la modalità più efficace per scoprire la strada giusta. Ocorre provare e riprovare. La prova va arricchita dalla guida di un mentor o tutor che evitino di danneggiarsi eccessivamente e aiutino a raccogliere feedback e apprendere dall’esperienza; il ruolo essenziale di un buon coach è quello di preparare situazioni che siano a volte “leggere” e a volte “sfidanti”, alternandole, e definendo il grado di sfida giusto. Inutile far fare un combattimento vero ad un principiante con un super-professionista. Si distruggerà solo. Inutile mettere come primo “compito” ad uno che stia imparando l’inglese il fatto di fare una telefonata in Inghilterra. Dosare il giusto grado di sfida è compito del Coach veramente preparato. Mai sottoporre i ragazzi ad uno sforzo talmente esagerato che li danneggi anzichè fargli bene.
2. affiancamento ed osservazione: analisi del comportamento altrui. Questa tecnica non costruisce uno schema psicomotorio permanente (non è sufficiente osservare qualcuno per far entrare completamente una abilità) ma ne rende più facile la comprensione e l’assimilazione; guardare incontri, filmati, dimostrazioni, fermarsi a guardare gli altri, genera apprendimento. Guardate i filmati e video, riguardate al rallentatore le tecniche più interessanti.
3. active training: le tecniche di formazione attiva (active training) – tra cui il role playing e la simulazione, i giochi e i test, i project work e la realizzazione di progetti – attivano l’apprendimento basato sull’esperienza e si prefiggono di creare repertori di vissuto pratico, ai quali il soggetto possa attingere concretamente nello svolgimento della performance; quanto più le simulazioni si avvicinano alla realtà tanto più sono potenti.
4. esperienza sintetica: Training Mentale. Si tratta di attività di training psicologico che utilizzano la visualizzazione mentale. Esempio, in campo sportivo, rivedere mentalmente l’azione, o ripercorrere una gara mentalmente allenandosi a rilevare gli errori in ogni sua fase, o nel basket, praticare mentalmente e visualizzarsi in tiri al canestro sempre migliori. L’unione di training reale e training mentale ha prodotto in condizioni sperimentali effetti superiori al solo allenamento, in diverse discipline. Utilizzata in campo manageriale, la tecnica di visualizzazione può essere utilizzata per rivisitare un evento quale la riunione, una presentazione in pubblico, una vendita, e altre attività; negli sport da Ring è essenziale per trovare la concentrazione e togliere il rumore di fondo mentale e l’ansia. Nelle arti marziali è la via maestra per la ricerca del Ki o energia interiore.
5. auto-osservazione: osservarsi, rivedersi all’opera, poter ricevere feedback sul lavoro svolto, è uno strumento importante. Si possono vedere filmati di se stessi in azione e riesaminarli con l’aiuto di un coach preparato, che aiuti a trovare le aree su cui lavorare. L’osservazione può essere praticata su materiali registrati o audiovisivi, ed è fondamentale un lavoro di feedback sincero da parte del coach, oltre alle autoanalisi svolte dal cliente. Fatevi filmare, riguardate i filmati, cercate commenti da persone in grado di dare commenti interessanti, e ragionateci sopra.

Qualsiasi tecnica scegliate, non smettete mai di crederci.
Cambiatele provatele tutte, provatele in combinazione.
Non ci sono limiti al miglioramento, e mentre le capacità fisiche hanno alcune barriere dettate dalla genetica, non per questo dobbiamo pensare che non valga la pena allenarci. Allenarsi bene produce miracoli.
E anche le capacità psicologiche sono assolutamente lavorabili, sono frontiere ancora da esplorare e ricche di pietre preziose.
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Di: dott. Daniele Trevisani – Mental Trainer & Coach – Facebook address http://www.facebook.com/dr.daniele.trevisani – Personal website www.studiotrevisani.it

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Note articolo:

© Articolo elaborato dall’autore, con modifiche, dal volume “Il Potenziale Umano” di Daniele Trevisani, Franco Angeli editore, Milano. Approfondimenti del volume originario sono disponibili anche al link www.studiotrevisani.it/hpm2
– Non sono ammesse modifiche al testo.

Speed Drills

http://www.daoshi.it Some of our exercisese: Speed drills for Martial Arts. Hits per minute. Kickboxing speed drills. Esercizi per la velocità. Nota sul dispendio energetico e misurazione colpi al minuto. In questo caso, ritmo di 174 colpi al minuto hpm (174 Hits per minute), 58 nei 20 secondi.
NOTA BENE: da eseguire o a vuoto o su sacco leggero (se su sacco pesante, i colpi non portati con la massima potenza ma solo con la massima velocità di partenza). NON E’ UN ESERCIZIO SULLA POTENZA DEL COLPO. Obiettivo: lavorare sulla velocità di partenza del colpo e sui colpi totali espressi.
misurazione base: numero totale di colpi al minuto. In questo caso. circa 184 (92 nei 30 secondi)
misurazioni complesse:
1 pugno = 1 punto
1 finta = 1 punto
1 cambio guardia = 1 punto
1 calcio, o ginocchio = 2 punti
1 calcio girato o saltato = 3 punti

La misurazione al tempo 0 significa “prima del ciclo allenante sulla velocità”
Dopo la misurazione al tempo zero, viene ripetuta la misurazione al termine del ciclo per la velocità (indicativamente dopo 3 settimane)

Importante mantenere il più possibile la corretta esecuzione del colpo. Naturalmente più avanza la velocità più si nota il ricorso a “scorciatoie” che aumentano la velocità a discapito della potenza. Nel training sulla potenza invece andremo a fare esattamente il contrario.Privilegiare la potenza assoluta e la massima correttezza di esecuzione, a discapito della velocità totale di colpi tirati.

Arti Marziali e Combat Sports per la salute fisica e mentale

articolo a cura di Nicola Ferrari, Campione Italiano di Kickboxing Low-Kick-Light Iaksa 2011, Red Belt Sistema Daoshi

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La comunità medica è ormai concorde nel considerare lo stress costante e acuto una delle principali cause di malattie.

come sostenere,quindi, il sempre più stressante stile di vita della moderna società?

Per cercare la miglior risposta a questo quesito ci dobbiamo spostare in oriente,dove affondano le radici delle arti marziali,dei profondi ed antichi valori morali e una concezione dello stile di vita, così  profondamente diversa dalla nostra troppo influenzata dal consumismo e da una moralità sempre più corrotta da falsi valori, venali e materialisti.

Le arti marziali e gli sport da combattimento, infatti, hanno come obiettivo fondamentale il continuo miglioramento dello stato fisico e mentale permettendo così il raggiungimento di un duraturo stato di “benessere”sia fisico che psicologico (oltre alla necessità di autodifesa),almeno questo è quanto gli antichi maestri professavano e quanto viene tramandato di generazione in generazione. È interessante notare come tale obiettivo coincida con la moderna definizione di“salute”, cioè, “uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o infermità“. data dall’OMS, organizzazione mondiale della sanità.

A questo punto È inoppugnabile che i praticanti di arti marziali e sport di combattimento abbiano uno scopo assolutamente degno di essere perseguito e ogni individuo possa essere praticante di arti marziali, vista  l’inesistente necessità di prerequisiti.

Vediamo nel dettaglio alcuni dei benefici che ci permettono di sostenere questa tesi.

-benefici fisici ormai provati da molteplici studi scientifici:

le arti marziali e gli sport da combattimento si possono classificare come attività aerobica quindi la pratica costante comporta una serie di positive modifiche al nostro corpo, le più importanti sono:

  1. modifiche biochimiche dei tessuti cellulari,permettendo cosi,l’aumento dell’apporto di ossigeno nei mitocondri (parte della cellula che produce energia) e il conseguente aumento del consumo di carboidrati (i grassi vengono trasformati in carboidrati nel nostro organismo quindi con carboidrati si prendono in considerazione anch’essi) queste modifiche in pratica fanno si che si formino più difficilmente “accumuli di grasso”
  2. modifiche al sistema cardiocircolatorio con conseguente aumento di resistenza e efficienza del cuore e relativo apparato. Questo è sinonimo di prevenzione di malattie cardiovascolari
  3.  Aumento dell’efficienza ventilatoria e Aumento dei volumi polmonari risolvendosi così problemi come ad esempio asma o riniti
  4.  in oltre con la pratica delle arti marziali si ha un aumento della flessibilità e agilità  delle articolazioni. Questo fa si che ne venga preservata l’efficienza sino in età avanzata.

Alcuni benefici psicologici sono:

  1. l’aumento della sicurezza di sé: affrontare molteplici persone di ogni tipo di corporatura aumenta la sicurezza di sé togliendo molte paure. Questo consente di rimanere calmi permettendo la valutazione della situazione in modo più chiaro e   obiettivo permettendo così il raggiungimento di obiettivi che non ci si sarebbe mai aspettato di raggiungere.
  2. si è notata una diminuzione del livello di ostilità, aggressività e ansia in concomitanza con  l’aumento dell’esperienza del praticante di arti marziali.

Tutto questo è sinonimo di grande miglioramento della qualità di vità e significativa riduzione dell’impatto che lo stress esercita sulla nostra salute,permettendoci così di vivere una vita degna di essere vissuta, nonostante tutti gli ostacoli e le situazioni che ci si trova costretti ad affrontare.

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Bibliografia:

  • Dr. Chiara Biondani, L’ATTIVITA’ FISICA:TRA TERAPIA E PREVENZIONE – ISTRUZIONI PER L’USO
  • Gabriele Borello,5 benefici delle arti marziali,  pubblicato in QNM, 11/01/2011
  • Associazione per la Ricerca sulla Depressione ,Dallo stress alla malattia , di S. Di Salvo, S. Cavalitto e G. Cicuto

Preparazione psicologica prima di una gara di Kickboxing e sport da ring, Kumite o Arti Marziali

La preparazione psicologica prima di una gara di Kickboxing o Sport da Ring, Arti Marziali e Forme

Di Daniele Trevisani – Fulbright Scholar, Formatore, Sensei 8° Dan Sistema Daoshi, www.studiotrevisani.it

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© Articolo elaborato dall’autore, con modifiche, dal volume “Il Potenziale Umano” di Daniele Trevisani, Franco Angeli editore, Milano. Approfondimenti del volume originario sono disponibili anche al link www.studiotrevisani.it/hpm2

Chi è interessato a riprodurre o citare l’articolo deve chiederne autorizzazione scritta all’autore, via email. L’indirizzo di email è visibiile sul sito www.studiotrevisani.it – Non sono ammesse modifiche al testo.

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Che si tratti di arti marziali o sport da ring, prima di una gara si genera “attivazione” psicologica.

L’attivazione può prendere due strade:

  • Attivazione positiva: vivere l’evento nei suoi lati più belli, sentendone soprattutto i lati positivi
  • Attivazione negativa: l’evento si carica di ansia, tensione, distrugge le energie mentali, rende la persona incapace di esprimere liberamente se stessa e tutta la sua preparazione.

Per tantissimi motivi, i praticanti nelle società occidentali vivono soprattutto nel secondo stato. Nessuno insegna veramente loro cosa fare, al di là del dare consigli derivanti dal buon senso.

Vi sono invece tecniche applicabili:

Esercizio di visualizzazione (visual imagery)

La tecnica consiste nella visualizzazione positiva: ogni giorno, per 30 minuti, occorre creare uno “spazio mentale vuoto” nel quale ricercare la condizione migliore. Se ci alleniamo ogni giorno per il corpo, lo stesso dobbiamo fare per la mente.

Occorre distendersi su un divano, o su un letto con doppio cuscino (non spiegherò in dettaglio tutti i motivi di questi accorgimenti, che hanno motivi tecnico-fisiologici che non ho qui il tempo di approfondire).

Occorre inoltre coprirsi e non avere luci forti sugli occhi. L’esercizio di visualizzazione va svolto ad occhi chiusi. Occorre inoltre una musica di sottofondo rilassante (es, musiche Reiki, o altre musiche sinfoniche, orientali, o classiche, niente di “agitato”).

  1. Nella prima fase occorre concentrarsi solo sul respiro, respirare lentamente e profondamente, senza troppo sforzo.
  2. Nella seconda fase (derivante dal Training Autogeno) si avvia la pratica delle ripetizioni mentali: occorre ripetere mentalmente e molto lentamente la frase “il mio corpo è pesante (5 volte), e io sono calmo, tranquillo, sereno. Il mio corpo è pesante, e io sto bene”. Vi sono numerose varianti a queste frasi, ma l’essenziale è che siano frasi positive, sul “sentirsi bene” nel presente e non nel futuro (evitare di dire, ad esempio, “ed io starò bene”, ma dire “e io sto bene).
  3. Fase di visualizzazione positiva: vedersi mentalmente mentre ci si prepara negli spogliatoi, mentre si viaggia verso la destinazione, mentre ci si riscalda, mentre si combatte, e vedersi in tutte queste fasi esattamente come dovremmo essere: felici, rilassati, appagati di quello che stiamo facendo senza nessuna ossessione per il risultato, ma solo sentire il piacere di quello che stiamo vivendo. Nel combattimento, vedere i colpi fluire, vedersi padroni del proprio corpo e della situazione, vedersi al meglio di come possiamo essere. Nelle forme, vedersi muovere esattamente come vorremmo, vedere il proprio corpo che fluisce nel movimento, alternando velocità e rallentamento, pienamente padroni.
  4. Fase di visualizzazione negativa: vedersi mentalmente mentre ci si prepara negli spogliatoi in modo agitato e teso, con movimenti bruschi, osservarsi mentre si viaggia verso la destinazione, mentre ci si riscalda tesi e nervosi, mentre si combatte incapaci di fare quello che sappiamo fare, e vedersi in tutte queste fasi esattamente come non vorremmo essere: tesi, ossessionati per il risultato, nervosi. Nel combattimento, vedere i colpi che non partono, vedersi incapaci diparare e schivare, vedersi poco padroni del proprio corpo e della situazione, vedersi al meglio di come possiamo essere. Nelle forme, vedersi sgraziati, vedersi scivolare o sbagliare.
  5. Ritorno alla visualizzazione positiva: ripetere la fase di visualizzazione positiva
  6. Fase di meditazione: fermare qualsiasi intenzione di visualizzare o pensare qualcosa in particolare, lasciare che la mente vaghi, lasciare che i pensieri vadano e vengano, qualsiasi pensiero sia, lasciarlo venire, accettarlo, e lasciare che se ne vada e un altro lo sostituisca, sino ad arrivare ad un sentimento di rilassamento (in genere, arriva dopo alcune sessioni).
  7. Fase di ripresa: muovere lentamente mani e piedi, stirarsi ad occhi chiusi, rialzarsi lentamente, stirarsi ancora, riprendere a muoversi lentamente.

Questa sequenza è la prima che faccio svolgere nei miei corsi di training mentale e coaching. Ve ne sono molte altre che non possono essere descritte perche prevedono azioni fisiche che pratico sulla persona – compressioni, trazioni, e altre tecniche derivanti dalla psicologia organismica, che non possono essere facilmente descritte ma vanno provate su di sé per essere capite.

Al di la della tecnica che useremo, dobbiamo capire però la radice del problema: la generazione dell’ansia e la sua gestione.

L’ansia, uno dei mali più drammatici della società contemporanea, è stret­tamente correlata allo stress.

L’ansia è – nella nostra visione – il prodotto di un incremento di attivazione mentale (arousal) mixato ad emozioni negative (paura, angoscia, timore, apprensione). La sola attivazione mentale, di per se positiva, acquisisce nell’ansia sfumature negative e innesca un dialogo interiore tutto centrato sugli eventi negativi, producendo un “sequestro emotivo” della persona.

L’ansia può essere uno stato permanente o prodursi in relazione ad alcuni eventi scatenanti o trigger (eventi che l’individuo vede come problematici, es, parlare in pubblico, stare in situazioni pubbliche, o prendere un aereo, una galleria, o in ambiti sociali e nella vita di relazione).

Alcuni autori erroneamente espongono il concetto di “ansia positiva”, intesa come fonte di energie. In realtà è corretto trattare come fenomeno ipoteticamente positivo unicamente l’arousal (aumento dell’attivazione mentale), mentre l’ansia – espressa come un correlato tra attivazione ed emozioni negative – porta con sé numerosi rischi dal punto di vista psicoenergetico.

Si distingue nella letteratura tra:

  • ansia di stato (collegata ed eventi specifici, es., prendere l’ascensore), e
  • ansia di tratto (componente ansiosa più permanente, insita nella personalità dell’individuo, con componenti che possono essere sia di derivazione genetica che apprese durante la vita).

Il training psicoenergetico adeguato consiste in diverse linee di attacco:

Ü eliminare l’arousal connesso agli eventi scatenanti o trigger, tramite tecniche di rilassamento, refraiming cognitivo o ristrutturazione cognitiva; eliminare l’ansia situazionale nei contesti precisi in cui si presenta (es., prima di una lezione, prima di un discorso pubblico);

Ü associare gli eventi scatenanti o trigger ad emozioni positive, con una ristrutturazione cognitiva profonda, es. trasformare l’ansia da lezione in gioia per l’essere protagonista di una relazione d’aiuto, gioia del dare e dell’aiutare il prossimo a capire o a crescere; questo richiede smontare la componente competitiva insita nella prestazione didattica (io contro loro) e sostituirla con la componente della relazione di aiuto (io per loro);

Ü affrontare la componente ansiosa della personalità e quella appresa (ansia di tratto). Questo può richiedere di andare alla ricerca del disagio trans-generazionale (assorbimento di ansia dai genitori e altri referenti importanti nel passato della persona) e degli schemi mentali appresi che la producono e mantengono in vita. Quando sono stati appresi? Da chi? Come rimangono attivi? Quali relazioni personali e culturali la mantengono elevata? Quali abitudini dobbiamo sradicare? Quali inserire? Un lavoro profondo richiede anche la ricerca dei messaggi genitoriali o sociali assimilati che la alimentano (es.: devi riuscire a qualsiasi costo), delle credenze disfunzionali che vivono nella mente dell’individuo, e come virus mentali la danneggiano, dei prototipi cognitivi personali (relazioni tra valori, credenze, atteggiamenti) che la nutrono (es.: devi sempre essere perfetto altrimenti non vali).

Principio 4 – Ansia ed energie mentali

Le energie mentali diminuiscono o si esauriscono quando:

  • si innesca nell’individuo attivazione (arousal) associata ad emozioni negative, rispetto a compiti, situazioni, aspetti della vita o dell’esperienza;
  • l’individuo possiede una componente elevata di ansia di tratto (ansia caratteriale) assimilata durante la crescita o alimentata da prototipi di pensiero e credenze disfunzionali,  da modelli di pensiero assorbiti dai genitori o dalla società non localizzati e schermati;
  • l’individuo subisce ansia situazionale, e non pratica attività di riduzione localizzata tramite tecniche di rilassamento o altre forme di training;
  • l’individuo non affronta il fenomeno della propria ansia di derivazione trans-generazionale (trasmissione del disagio psichico) in modo sistematico;
  • l’individuo non ricerca ed affronta i propri prototipi cognitivi disfunzionali (sistemi di pensiero) produttori di ansia e gli stili di vita che la alimentano.

Le energie mentali aumentano quando:

  • l’attivazione (arousal) per azioni o eventi viene ripulita dalle componenti emotive negative;
  • l’individuo riesce a localizzare e ridurre l’ansia di stato (ansia legata a task specifici e situazioni specifiche);
  • vengono svolti con successo interventi di riduzione dell’ansia di tratto (elemento ansioso della personalità, ansia caratteriale);
  • vengono localizzati e riconfigurati i prototipi di pensiero che alimentano l’ansia e il disagio psichico, anche di fonte traumatica, transgenerazionale o culturale;
  • vengono praticate attività costanti e programmatiche di riduzione dell’ansia, con un programma specifico seguito professionalmente, volto anche alla rivisitazione dello stile di vita.

Dott. Daniele Trevisani

Note sull’autore:

dott. Daniele Trevisani (www.danieletrevisani.com), Fulbright Scholar, consulente in formazione aziendale e coaching (www.studiotrevisani.it) insignito dal Governo USA del premio Fulbright per gli studi sulla Comunicazione nel 1990, è Master of Arts in Mass Communication alla University of Florida e tra i principali esperti mondiali in Sviluppo del Potenziale Umano.

In campo marziale e sportivo, è preparatore certificato Federazione Italiana Fitness, praticante di oltre 10 diverse discipline, Maestro di Kickboxing, Sensei 8° Dan Sistema DaoShi® Bushido www.daoshi.it formatore di atleti e istruttori di Muay Thai, MMA, Kickboxing, Karate  (Kumite), Taekwondo, Full Contact, Sanda, K1, Autodifesa. E’ stato agonista negli USA nei trofei di Karate Open Interstile e campione universitario USA alla University of Florida.

Formatore e ricercatore in Psicologia e Potenziale Umano, è consulente NATO e dell’Esercito Italiano. Laureato in Dams-Comunicazione, è inoltre specializzato in Psicometria all’Università di Padova.

Ha realizzato docenze in oltre 10 Università Italiane ed estere, ed è il tra i principali formatori italiani nella formazione risorse umane, formazione formatori, coaching, formazione di manager, di istruttori e trainer.