Esistono diversi modi per leggere un libro, e non tutti i libri sul coaching sono uguali

Da oltre 3 anni il testo “Il Potenziale Umano” è il bestseller su IBS (il punto di riferimento in Italia) per la Formazione Aziendale e coaching professionale. A volte va in seconda o terza posizione, poi inevitabilmente torna in prima. E non è certo un lbro del tipo “10 regole facili per….” Lo dico con orgoglio. E con molti lettori ho scambi e conversazioni utili interessanti, per le quali sono sempre disponibile, con piacere.

E con questo? Cosa cambia davvero? Cambia la qualità di chi lo legge, di come lo legge, e del perchè lo legge.

Si va dall’acquisto “per averlo” e poter dire “ce l’ho”, all’acquisto per leggerlo, sino all’acquisto per trarne vera conoscenza e veri stimoli di crescita personale. Ci sono poi altri utenti di queto libro che lo usano, giustamente, per applicare interventi di coaching, di formazione, di counseling, sia nelle aziende (risorse umane) che nello sport e e nella vita.

Devo mostrare, mi sento di doverlo fare, un esempio di un lettore, Caterina, che ha saputo fermarsi su un punto speciale del libro, dove si distingue un approccio al lavoro, qualsiasi lavoro, che può variare tra noia, apatia, e perfezionismo maniacale, per arrivare alla modalità ottimale di vedere il lavoro o l’allenamento, quello dell’eccellenza operativa. Una modalità in cui non ci facciamo troppe “seghe mentali” sul perfezionismo assoluto, ma siamo estremamente e sinceramente interessati, concentrati, focalizzati su quello che facciamo.

Questo è il modo con cui Caterina ha non solo letto, ma rielaborato, per se stessa e a suo beneficio, il testo. E sottolineo, per se stessa, per la sua conoscenza, per la sua utilità, non per un esame universitario.

Ci sono lettori di questo libro che lo applicano ogni singolo e santo giorno. E ci sono lettori “distratti e frettolosi” i questo libro che non sanno nemmeno quali siano le “6 celle del Potenziale Umano”, il modello essenziale su cui si articola tutto il lavoro di ricerca sulle energie umane qui presentato. Altri invece, lo hanno studiato, eccome, e fatto proprio, per lavorare su di sè con un modello avanzato e scientifico, lontanissimo dalle “promesse di facilità” dei vergognosi formatori e coach contemporanei, i figli di “Tony Robbins”, una persona che disapprovo completamente e che senza istruzione universitaria gioca a fare il guru con la vita degli altri.

E’ mia convinzione più ferma che un libro si giudica soprattutto dalla sua bibliografia, dalla ricerca che ha dietro, dalla serietà e scientificità, dal rigore dell’approccio, dalla facilità di lettura e comprensibilità.

Tra i lettori che ne traggono più beneficio ci sono certamente gli imprenditori, manager e atleti che seguo come coach e counselor, per i quali “Il Ptenziale Umano” diventa il libro di studio e di riferimento, e certamente ci sono gli allievi del nostro Master in Coaching e Counseling, in cui il modello e il libro vengono approfonditi, studiati, sperimentati in prima persona.

Posso solo augurare, a tutti, di leggere questo libro come una mappa per la propria crescita, e rileggerne i passaggi fondamentali, e contattarmi, se vorranno, per espormi domande o invece capolavori come quello di Caterina, che voglio mostrare (con il suo consenso già chiesto e acquisito) a tutti. Brava.

 

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