La scala dei livelli di ascolto

Inquadrare diversi livelli di ascolto

  • A che livello ti ascoltano le persone?
  • A che livello ascolti tu?
  • Quando e come accorgersi del livello che sta accadendo?
  • Esiste una “scala di qualità dell’ascolto”? Si… eccola di seguito

 

Copyright. Estratto dal libro

Strategic selling. Psicologia e comunicazione per la vendita consulenziale e le negoziazioni complesse

Possiamo individuare una scala del livello di ascolto, esposta nella prossima figura. In essa notiamo un livello decisamente negativo, nel quale abbiamo:

  • l’ascolto schermato o distorsivo: non capire, non prestare attenzione, distorcere i dati in ingresso.
  • L’ascolto giudicante: caratterizzato dal fatto non si ascolta veramente, ma si raccolgono informazioni per poi emettere immediatamente sentenze e giudizi. L’ascolto giudicante può emergere anche da una smorfia sottilissima emessa con un segnale non verbale quale “storcere il naso” durante un’affermazione altrui che non approviamo, e non è da confondere con la partecipazione emotiva a quanto detto dall’altro.
  • Ascolto apatico o passivo: privo di energia, stanco, “morto”, spento.
  • Ascolto a tratti: attento in alcuni momenti, distratto in altri.

Abbiamo poi fasi decisamente migliori quali:

  • ascolto attivo: utilizza segnali corporei e verbali di partecipazione a quanto detto, riformulazioni e altri dispositivi linguistici e non verbali che servono per dare il segnale “quello che dici mi interessa, ti sto seguendo”.
  • Ascolto empatico: la capacità di sintonizzarsi e capire i livelli più nascosti, emotivi e personali, del vissuto del nostro interlocutore, più che i dati numerici o oggettuali che ci espone.
  • Ascolto simpatetico: esprime non solo comprensione ma apprez­zamento, calore umano, piacere della relazione, gradimento dell’altro.

Una nota importante sull’espressione di simpatia durante le fasi di ascolto: dimostrare simpatia non è obbligatorio. Se la nostra espressione è finta, verrà colta. Dobbiamo essere il più possibile autentici e veri. Non consigliamo di inoltrarsi in un ascolto simpatetico falso ma di compiere un’operazione decisamente più difficile e professionale: cercare nell’altro le “cose buone” che emergono, partendo dal principio che anche persone che non ci piacciono possono tuttavia avere alcuni tratti e caratteristiche che sono comunque interessanti. Non dobbiamo partire con un senso di superiorità ma con un atteggiamento di vero interesse per la scoperta di quanto può emergere.

Se poi la gradevolezza è vera, questo livello di ascolto verrà fuori naturalmente, ma è essenziale non bloccarlo a priori in nome di una presunta “freddezza professionale” che non è l’obiettivo vero di un ascolto di qualità.

Copyright. Estratto dal libro

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