Imparare la grammatica delle emozioni e del coraggio

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È incredibile che nella scuola si impari a calcolare la radice quadrata o la circonferenza di un cerchio, già dalle elementari, e non si imparino nemmeno i nomi e le etichette da dare alle emozioni, agli stati esistenziali che circolano dentro, a come ci “sentiamo”, a dare un senso al nostro impegno, a trovare uno scopo alto, nobile, coraggioso, della vita, l’unica che abbiamo.

L’alfabetizzazione alle emozioni diventa un nostro strumento, un meta-traguardo nobile, pregiato, un mezzo che permette poi di raggiungerne molti altri.

In molte zone dello spazio e del tempo, larga parte dell’aria che respiriamo è viziata di disfattismo, negatività, e non ce ne rendiamo conto, o peggio non abbiamo appreso gli strumenti per accorgercene.

Questo riguarda anche l’auto-dialogo, ciò che succede proprio dentro di noi, anche ora.

A volte voci grigie di subdola negatività entrano, permeano, distruggono. Se una voce interna o una aspettativa sbagliata sulla vita entra, ti avvelena, ti corrode.

Il clima psicologico interno si tinge di paure e attese avvilenti, aspettative sul non fare più che sul fare – la vita si imbottisce di ricatti morali e materiali. Stiamone alla larga, o indossiamo un respiratore.

Il ricatto morale “se non fai quello che voglio non ti approvo” è la leva basilare del modello su cui si basa un clima psicologico tossico. Questo rende le persone schiave delle aspettative altrui e di modelli culturali che degradano le potenzialità umane.

Il coraggio è la decisione di pensare con criteri propri e non necessariamente con il pensiero della massa. Non esiste solo Giordano Bruno, ognuno di noi nella propria vita attraversa inquisizioni di ogni tipo.

 

Di solito non posso mangiarli perché la mia ragazza è vegetariana,

e questo praticamente fa di me un vegetariano.

(Dal film, “Pulp Fiction”)

 

Che si tratti di farsi accettare da un ambiente o da un altro non importa. Vegetariani o carnivori, religiosi o meno, il concetto non cambia.

Noi siamo il frutto di “trasmissioni memetiche”, il passaggio da persona a persona di “memi” (idee, tracce mentali) che circolano tra individuo e individuo, e da generazione in generazione, ed entrano di noi in un modo unico e in un mix unico.

Noi abbiamo la facoltà di allargare le nostre facoltà intellettive e mentali, le nostre conoscenze, il nostro campo di azione. Esiste una magia solare della conoscenza, dell’amore, della vita. Si può imparare a vivere la gioia senza inutili castighi, farla propria. Si deve.

Cosa ti hanno insegnato gli altri sul coraggio, sulla determinazione, sulla forza di volontà, sulla gioia di vivere? Quanto di ciò che pensi è stato generato da tue elaborazioni e quanto è invece solo stato accettato come “pacco regalo” da aprire e tenere?

 

Mio padre mi ha insegnato che la paura è una compagnia costante

ma accettarla ti renderà più forte

(Dal film, “300”)

 

E a noi cosa hanno insegnato? E quando lavori, cosa ti insegnano i “vecchi” quando entri? E tu cosa insegni agli altri? È una lunga storia ma merita di essere analizzata.

Il coraggio è la capacità di confrontarsi con stati non sempre idilliaci senza per questo rifiutarli.

 

  • Ha coraggio chi interviene in un incidente stradale sapendo in anticipo che vedrà cose orribili, forse non potrà salvare tutti, forse nessuno, ma non sta fermo a guardare, il solo pensiero di poter provare ad aiutare è sufficiente. Accetta il rischio di fallire.
  • Ha coraggio chi difende una ragazza o bambino da una aggressione, magari da più persone, sapendo di potersi far male, e va avanti comunque.
  • Ha coraggio chi emigra per cercare lavoro o una nuova vita, così come chi si sacrifica a rimanere in un Paese ingiusto per un certo periodo della vita, per una causa superiore.
  • Ha coraggio chi dice quello che pensa anche contro i potenti o contro il pensiero dominante, anziché sprecare la propria vita a obbedire a qualcosa a cui non crede.
  • Ha coraggio chi ama i figli, la vita, l’universo, e si impegna per questo amore, connettendosi a una “emozioni superiore” che è il pulsare della vita, cercando di stare lontano dalle questioni superficiali e dalle banalità vuote.

 

Qualsiasi esempio vogliamo fare, quello che facciamo innesca in noi una cascata di emozioni. E come una cascata, puoi osservarla da fuori, da lontano, quasi indifferente, o immergerti, farla tua, ed arrivare ad osservare e apprezzare ogni singola goccia d’acqua.
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