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Giugno 2015

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Dalla fogna in su, dalla fogna in giu. Dallo spiccare il volo, all’uscire dalla cloaca.

Il Concetto di autorealizzazione sta cambiando. Negli anni 50 riguardava la ricerca del proprio pieno potenziale partendo da una situazione di “normalità” dove te la potevi giocare, e se ti impegnavi ogni cosa era possibile. Oggi è diventata riuscire almeno a vivere e sopravvivere. Riuscire a tirare fuori la testa dalla fogna e potere almeno vedere una luce, e non, come in passato, spiccare un salto dalla strada al cielo. Triste no? Ma non finisce qui. Non può finire qui. E qui non finirà.

In corsa verso il lavoro, in corsa scappando dal lavoro, in cerca disperata di lavoro, in stati di apatia da mancanza di lavoro, in stress da iperlavoro. Non esiste più il concetto di equilibrio. O si lavora 10-12-14 ore al giorno, o si è quasi disoccupati. Parlo degli artigiani e delle partite iva. Parlo di chi la crisi la vive.

Altri a distanza di pochi metri non conoscono nemmeno il senso della parola Crisi. Non la vivono, lo stipendio arriva ogni mese, paga lo Stato, ma si dimentica che lo Stato prende ogni Euro che paga dalle attività produttive, inclusi gli euro che formano una partita di giro (le tasse sugli stipendi pubblici, soldi che entrano da una parte ed entrano dall’altra). In Grecia anche i dipendenti pubblici hanno avuto a che fare con la Crisi e hanno capito che la Crisi butta in strada anche loro.

Per cui, l’autorealizzazione vista come “IL POSTO FISSO” è una pura illusione. Nessun posto è fisso. L’unica certezza è quello che sai e sai fare, quello nessuno te lo può togliere. Il resto si. Su quale dei due lati ci concentriamo? Tutto è studiato per farti paura e tenerti zitto, farti tacere, non farti parlare. Tutto deve essere appiattito come nei regimi comunisti e nazisti, vietato emergere, vietato essere. Vietato vivere.

Scatta quindi l’ansia. In ansia per l’Agenzia delle Entrate che ti chiede di giustificarti per come fai a sopravvivere se hai la partita iva, trattando chi lavora da una vita come il peggiore dei disonesti. Alcuni non reggono, chiudono, altri – i più deboli – si suicidano. Suicidio di Stato, un reato grave se realizziamo che non esiste alcuna forma di empatia per chi è in crisi e prova a risollevarsi, e più è in crisi più gli viene chiesto di dare ancora ed ancora fino ad annullarsi. Altri, i più giovani, in cerca di fuga all’estero, alla ricerca del mito, in volo con una laurea o tanta voglia di essere, di esprimersi, in un paese più accogliente, e se sei un giovane pieno di voglia e di ideali, sarebbe bello poterlo fare nel tuo paese. Altri che lavorano già, in attesa disperata della pensione per poter smettere di obbedire ad ordini, a leader insediati da una politica che non capiscono, stanche di vivere in istituzioni piene di parole sensa senso, stanchi di vivere in un Ente Pubblico se cerchi meritocrazia.

Non riesci più a fidarti del tuo Stato e del tuo Paese, e se guardi fuori è peggio. Appena accendi il telegiornale, impaurito dal terrorismo islamico, capisci che questo non si fermerà, diventa paura di transitare in una stazione, paura di salire in autobus o in treno, di salire in aereo, di essere derubato da un Rom, e questo diventa paura del futuro se hai un bambino o dei figli, la paura che esca di casa e qualche immigrato impazzito dalla differenza tra le aspettative e la realtà che trova, gli tagli la gola, o qualche giovane ubriaco e fatto di droghe sintetiche lo stenda senza neanche accorgersene. Potrei continuare per pagine e pagine a descrivere la situazione contemporanea dell’adulto.

Credo che l’autorealizzazione vera sia cercare di esprimere se stessi nonostante tutto questo,  vivere momenti di gioia nonostante tutto questo, andare avanti nella ricerca di un contributo all’umanità nonostante tutto questo. Non parlo di nascondersi dalla verità e dalla realtà. Parlo di guardarla in faccia come si guarda in faccia un avversario sul ring. E stare sul ring senza paura.

Cercare lo stato di flusso o flow nonostante tutto questo scenario di rabbia e di ansia è assolutamente eroico. E’ eroico alzarsi e lottare per ciò in cui si crede anzichè lasciarsi avviluppare dalla paura.

Essere se stessi oggi significa non arrendersi all’apatia e alla paura.

In “Verso una psicologia dell’essere” Maslow (1968, p. 105) ci descrive il concetto di Flusso: “…un episodio o un’improvvisa ondata, in cui tutte le potenzialità di una persona scorrono insieme in modo particolare, orientato all’obiettivo ed intensamente gratificante, nel quale la persona è più integrata e meno scissa, più aperta all’esperienza, maggiormente mossa dalla sua specifica natura o disposizione, più spontanea ed espressiva, più pienamente funzionante, più creativa, umoristica, ego-trascendente, meno dipendente dai suoi istinti più bassi, ecc. In questi momenti l’individuo diventa più pienamente se stesso, più forte nella realizzazione delle sue capacità, più vicino all’essenza del suo essere, più pienamente umano…

Un augurio sincero perchè ognuno di noi possa vivere la vita, possa lottare per i propri valori e ideali sul ring della vita vissuta, con forza e coraggio, sempre.

Daniele Trevisani, Formatore, Scrittore, Ricercatore sul Fattore Umano, Mentor www.danieletrevisani.com