Il vuoto dell’anima e la sua cura, il Miracolo che viaggia a 792.000 km/h

Riconoscere il vuoto dell’anima e potenziare il legame con i significati profondi della vita

Copyright, estratto con modifiche Dal volume Personal Energy di Daniele Trevisani

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Quando si apre un cratere dentro, un vuoto dell’anima, questo divora le nostre energie.

Il vuoto dell’anima si avvicina quando non sentiamo più senso in quanto facciamo.

Se sentiamo una connessione ad uno scopo superiore, le nostre energie come per miracolo si accedono.

Niente che possiamo comprare, possedere o “avere fisicamente” ci rende umani.

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Passai accanto a 200 persone e non riuscii a vedere un solo essere umano.

 Charles Bukowski – Una pioggia di donne

 Chi cerca di dare senso alla propria vita lo fa perché sente una voce, e non vuole silenziarla. Questa voce parla anche a chi si sente pienamente appagato, ma è curioso di capire dove possano spingersi le proprie azioni e se per caso non esistano altri mondi da esplorare e altre aree della vita, altre risorse, altre tappe, a cui non aveva nemmeno pensato.

Il vuoto dell’anima non è permanente, è una condizione patologica che si può curare. La cura è spesso molto vicina, la cura è nella conoscenza, nella vicinanza a persone sagge, nella buona lettura, nel viaggio, nelle esperienze di vita. E’ nel fare sport ogni giorno, o movimento fisico, nello stile alimentare, nel meditare e saper praticare tecniche di rilassamento. E’ nel decondizionamento dai pensieri sociali dominanti della nostra cultura tossica.

E’ nell’apprendere le tecniche della Psicologia Positiva che ti aiutano a vedere il miracolo…

Quale miracolo?

Quale miracolo? Vivere. Vivere dove siamo.

  • Vivere lanciati su una palla-proiettile (il Pianeta Terra) che viaggia attorno al sole a 108.000 km/h in una galassia sparata nello spazio.
  • Vivere in un sistema solare che a sua volta vola a 792 000 km/h attorno al centro della Galassia. Mica male, se pensi di essere fermo…
  • Vivere e essere ancora vivi su un pianeta che in fin dei conti ha una crosticina sottile sotto la quale bolle lava fusa…
  • Vivere respirando in una sottilissima coltre di ossigeno che ti fa respirare (e la gente continua a riempire di porcherie…)…
  • Vivere sapendo che ogni tanto arriva un flusso di raggi gamma da una supernova e spazza via il 95% della vita sulla terra… poi un asteroide… e un terremoto…
  • Vivere in un epoca dove ogni tanto un dittatore fanatico ammazza milioni di persone che non la pensano come lui… e con tutto questo… essere ancora vivi, noi, qui, adesso, a leggere!

Ma soprattutto, il miracolo è vivere con coscienza, è nella crescita e nel Viaggio…. un percorso di vita verso le energie personali, la cui pienezza alimenta qualsiasi speranza.

Le energie personali per il viaggio della vita

Non bisogna essere ipocriti. Senza risorse personali, il viaggio sarà breve. E stancante.

Occorre quindi partire dal principio di base: senza energie personali, nessun vero viaggio è possibile.

La qualità dell’esperienza di vita è assolutamente correlata alle energie personali. Se senti forti energie interiori, avrai una vita piena e densa, ricca, mai – in nessun momento – ti sentirai inutile. Se non senti energie dentro, la tua corsa sarà affannosa e ti chiederai persino se vale la pena alzarsi la mattina.

Un buon potenziamento delle risorse fisiche e psicologiche della persona avrà ripercussioni a catena su tutto il suo percorso di crescita personale.

I percorsi di crescita personale che seguono il metodo HPM (Human Potential Modeling[1]) sono centrati sull’amplificazione delle risorse personali.

Il potenziamento delle risorse personali, riguarda tutti.

Chi vuole iniziare a riflettere seriamente sulle proprie risorse personali deve fare i conti con alcuni concetti basilari. Ne citiamo solo alcuni:

  • Auto-espressione (potersi esprimere): un buon coaching delle risorse personali deve trovare delle attività, dei campi di gioco sui quali potersi esprimere. Esprimersi è bene, focalizzare dove, è ancora meglio. In cosa? Quando? In quali campi della vita? E in quali altri spazi di vita o attività che non conosciamo ancora?
  • Auto-realizzazione: arriverà prima o poi il momento dei bilanci. Ti chiederai se ti senti realizzato, se ti senti appagato di quanto hai fatto o tentato di fare. Ti chiederai se hai dei rimorsi per non aver tentato.
  • Auto-coscienza: il grado di conoscenza dei nostri funzionamenti interni, e la consapevolezza del percorso che stiamo facendo. Se la nostra vita fosse un film, che personaggio stiamo giocando? E in che tempo siamo?
  • Qualità dell’Esperienza (Quality of Experiencing): porci il problema della qualità di ogni nostro giorno, di ogni mattina, di ogni pomeriggio, di ogni sera, di come stiamo vivendo, di quali sensazioni viviamo e vogliamo vivere. E ancora, diventare più consapevoli di quali sono i “metri” o misure di valore che usiamo per giudicare se una nostra esperienza è buona o meno.

In un percorso di crescita personale, una delle primissime azioni, o “cose da fare”, è valutare con quali parametri di misura una persona giudica la sua vita e la qualità della sua vita.

Usi la cilindrata dell’auto come indicatore? Usi il numero di amici sui quali poter contare? Usi il numero di amanti? Usi il numero di libri che hai scritto? Ti basi sul contributo che stai creando per la scienza, o per l’umanità? Ti basi sulla tua forma fisica? Usi lo sguardo che le persone hanno quando passi? Usi il metro della popolarità? In pratica… che metro usi per valutare te stesso?

E, se non bastasse, ti chiedo se di questo parli mai con qualcuno, o se lasci questo tema al tuo solo dialogo interiore, o se invece non te ne occupi mai.

Il dialogo medio delle persone è fatto di migliaia di parole dedicate ai temi più idioti, questioni che non hanno alcun senso vero. Le nostre conversazioni sono ripiene di falsi problemi che non hanno nemmeno il valore di verme che striscia, e sfuggono come la peste il ragionamento su cosa e per cosa vale la pena vivere.

Pensate a tutti i milioni di persone che vivono insieme anche se non gli piace, che odiano il loro lavoro e sono spaventati all’idea di perderlo: non c’è da stupirsi che le loro facce abbiano l’aspetto che hanno.

 Charles Bukowski – Shakespeare non l’ha mai fatto

Occorre capire presto, come misurare la propria realizzazione e quella altrui. Occorre capire se questi “metri” sono genuini o sono invece falsi e da buttare, se sono solo costruzioni sociali artefatte, o sono valori forti.


[1] In particolare, il modello HPM trova una prima trattazione nel volume di Daniele Trevisani “Il Potenziale Umano”, edito da Franco Angeli, 2009.

Copyright, estratto con modifiche Dal volume Personal Energy di Daniele Trevisani

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