Formazione attraverso l’esperienza e lo scontro con la realtà

Fare formazione esperienziale, passare attraverso l’azione, non limitarsi a raccontarla, usare i reality check

(c) Daniele Trevisani, dal volume Regie di Cambiamento, Franco Angeli editore

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Vogliamo sottolineare con forza il valore della formazione esperienziale e dell’agire pratico, come base di un metodo registico.

Ribadiamo il fatto che la formazione vera passa attraverso l’esperienza diretta, e non è da confondere con il semplice ascolto di un concetto o la visione di un esempio, non provato e praticato direttamente.

Un direttore generale può guardare con sufficienza i dati che parlano della insoddisfazione dei propri manager verso l’azienda, se presentati tramite tabelle. Ascoltare pochi minuti di conversazione reale, registrata, può invece aprire la mente (tecnica del reality check sviluppata nel metodo ALM).

Parlare dell’importanza dell’ascolto nelle aziende lascia il tempo che trova. Fare telefonate dirette ad aziende, simulando di essere clienti, e osservare quanto poco si viene ascoltati, fa toccare con mano il problema. Il tutto può essere facilitato tramite apposite griglie e checklist di osservazione.

Il nostro metodo intende fare i conti con la realtà.

Purtroppo il problema di larga parte delle università, che preparano ottimi incapaci, è la formazione ad una via. Anche i tentativi di training interattivo in azienda, se divertono e non intaccano la profondità del management soffrono dello stesso problema, così come la consulenza che si limita a fornire report che nessuno legge, o il coaching che si disinteressa di ciò che accadrà nella vita reale, e considera conclusa l’attività con lo scadere di una sessione.

Dobbiamo passare attraverso l’esperienza e affrontare situazioni difficili.

Come è noto il solo modo per imparare a nuotare è quello di entrare nell’acqua e bagnarsi, così come nelle arti di combattimento è altrettanto vero che il sistema tutt’ora insuperato per imparare a lottare è quello di trovare un bravo partner ed iniziare a opporre la nostra fora alla sua, liberamente. Non c’è miglior esercizio dal punto di vista psicofisico che il lavoro con un partner non consenziente, in cui si possono opporre con energia massima le nostre forze e la nostra tecnica ad un altro essere pensante che cera di superarci, seppure in maniera amichevole….[1].

Lo stesso principio viene applicato nel metodo registico (sul fronte manageriale) con ampio ricorso al role-playing. Ad esempio nella formazione per le capacità di negoziazione e vendita è essenziale apprendere a gestire trattative con soggetti anche ostici, agire in situazione di stress o di affaticamento. Una palestra di negoziazione che faccia trovare un terreno completamente spianato non risulta per nulla allenante.

Lo stesso principio vale per la formazione alla leadership, in cui una palestra di leadership deve prevedere esercizi in condizioni di difficoltà.

Principio 14 – Test di realtà (reality check)

Il cambiamento positivo viene favorito da:

  • osservazioni di realtà, creata attraverso test comportamentali ancorati a momenti di vita reale (reality check: verifica delle risposte di una persona o di un sistema a stimoli o richieste reali);
  • percezione aumentata dei contenuti, delle variabili sulle quali si intende lavorare, favorita da appositi strumenti di osservazione (griglie di analisi, content analysis);
  • capacità di ancorare l’osservazione a differenze tra comportamento/atteggiamento osservato e comportamento/atteggiamento ideale (percezione del divario);
  • applicazione del principio a sé stessi: osservazione dei propri comportamenti, tramite test comportamentali nei quali verificare se il cambiamento si è radicato nell’individuo (o nell’azienda), se viene usato effettivamente un nuovo atteggiamento, o compare una regressione verso le vecchie modalità;

Il cambiamento viene bloccato o ostacolato da:

  • insistenza sulla teoria senza che sia possibile ancorarla ad osservazioni di realtà (non volere o potere osservare le risposte tramite reality check);
  • fluire anonimo della percezione (mancanza di griglie di analisi, o non sapere cosa osservare nei reality check);
  • mancanza di riflessione sulle differenze tra (1) quanto emerge dalla realtà e (2) ciò che dovrebbe emergere (secondo desiderio o secondo teoria);
  • riduzione dell’analisi all’osservazione altrui, evitare l’applicazione a sé stessi;
  • trascurare test comportamentali nei quali appurare se il cambiamento si è radicato.

[1] De Cesaris, M. (2006), “La ricetta della Muay Thai per il successo in combattimento”. In Budo International, anno IX, n. 95, aprile 2006, p. 38.

(c) Daniele Trevisani, dal volume Regie di Cambiamento, Franco Angeli editore

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