Lettera aperta ai miei alllievi

Chi c’era ieri sera a Masi credo sia rimasto abbastanza stordito dal vedere il tipo di test che ho fatto.

Vedere uno dopo l’altro andare giu, andare al tappeto, in 3 secondi, magari con 1 o 2 soli colpi, credo non lo abbiate mai potuto incontrare in vita vostra, dal vivo.

Chi c’era deve sapere che questo test era fondamentale per capire se qualcuno poteva partecipare alla gara del 15 Dicembre, e nessuno ha passato il test.

Credo sia molto più serio scoprirlo in palestra, in un ambiente controllato, che sul ring o sul tatami. Mi aspetto un grazie da tutti quelli che capiscono il valore di questo test, e a cui ho risparmiato le botte, quelle vere, che ti può dare un agonista che incontrerai e che magari non tiene a te e per cui sei solo un nemico da annientare.

Tutti quelli con cui ho fatto hanno enormi potenzialità, ma dobbiamo dare tempo alla tecnica, dobbiamo metterci li con umiltà a trarre qualsiasi insegnamento che i vostri istruttori Cristiano e Nicola possono darvi, per imparare a coprirvi, per imparare a muovervi, a non prendere colpi, pararli e schivarli. Per fare fiato, per allenare ogni possibile situazione di combattimento, sia sul ring che sulla strada.

Tutti sanno tirare pugni e calci ma il vero segreto è pararli, assorbirli senza danni, coprirsi, schivarli, e rispondere in modo tattico.

Dopo questo test spero che tutti si rendano conto che in strada c’è gente che può metterti ko in 2 o 3 secondi e con un colpo solo.

Nei combattimenti spesso anche il più timido dei tuoi avversari tira fuori un’aggressività che non sapeva di avere, è importante imparare a schivare, rimanere lucidi, essere PADRONI A PIENO DELLA TECNICA. Solo allora si può considerare di essere dei FIGHTER.

Questo ci porta sul tema caldo: UMILTA’, PAURA, CORAGGIO.

L’umiltà di capire che la vita intera forse non basta per imparare tutto quello che vorremmo, ma non per questo molleremo. La voglia di migliorarsi, e ogni sera aggiungiamo un piccolo tassello alla nostra armatura, al nostro repertorio, qualche affinamento in una tecnica, che in strada ci può salvare la vita, e in combattimento può fare la differenza tra vincere o perdere.

Nessuno è obbligato ad arrivare a fare l’agonista, da noi, ma voglio che si porti a casa qualcosa di fondamentale: saper difendere se stesso e i propri cari.

La vita a volte non ti da opzioni. Una sera mentre guidi con la tua famiglia, i tuoi bambini e tua moglie, tra 20 anni, vi ferma una macchina di ubriachi, magari perchè secondo loro stai andando troppo piano e vogliono prendersela come solo i vigliacchi sanno fare, con qualcuno che pensano più debole… tu pensi che vogliano una indicazione stradale e invece ti prendono per il collo e ti tirano giu dalla macchina e iniziano a menarti e poi passeranno a tua moglie… TU LI COSA FAI? Ti metti a piangere e gli chiedi pietà? Gli dici che 20 anni prima hai smesso di fare kickboxing o arti marziali perchè una sera hai preso un colpo e hai preso paura? Sai quanti colpi ti darà la vita, anche ben più duri del colpi fisici? Pensi di poter scappare sempre o vuoi farti forte per affrontarla?

Riflettiamo su chi e cosa vogliamo essere, chi e cosa vogliamo diventare, chi e cosa vogliamo amare ed essere in grado di proteggere.

 

Chiediamoci perchè vogliamo affrontare le nostre paure anzichè nasconderci.

La palestra o il Dojo sono il luogo dove 2 o più volte la settimana affrontiamo le nostre paure e i nostri limiti, e così facendolo facciamo onore al fatto di essere vivi. Li, in quelle due ore, affronti solo te stesso, sei allo specchio con chi sei, e lavori per migliorarti e crescere.

 

E’ li che si decide se vali o no. Se non sfuggi a quelle due ore non sfuggi a vivere a pieno. Se sfuggi da quelle, scapperai per sempre.

Questo significa diventare uomini. Questo è il significato più vero del fare arti marziali. A ciascuno la sua scelta.

Daniele Trevisani

5 commenti

  1. conoscere me stessa e le mie paure è la spinta più grande, il motore che mi permette di stare ogni sera….ripeto OGNI SERA dentro la palestra.
    Maestro Trevisani, io adoro allenarmi, pratico il kung fu, e stà avvenendo proprio questo ora in me …la presa di coscenza che sebbene io sia anche piccolina e veloce nel produrre dei colpi ed entrare nello spazio dell’avversario…devo ammettere con moltissima umiltà CHE NON Sò PARARE I COLPI CHE MI ARRIVANO, a volte (quello he è peggio!) NEANCHE L’HO VISTO ARRIVARE IL COLPO CHE MI SI PRESENTA SUL VISO…e da qui parte una reazione stranissima dentro di me….MI ARRABBIO CON ME STESSA …PERCHè MI DICO: “COME POSSO ESSERE COSì POCO LUCIDA E SCIOCCA DA NON AVER AVUTO NEANCHE LA CAPACITà DI VEDERE ARRIVARE IL COLPO?”….mi arrabbio dentro di me…tanto….e QUI …SI PUò DIRE CHE TERMINA IL MIO COMBATTIMENTO.
    SCONFITTA DALLA MIA TESTA E DAL MIO CARATTERACCIO ….mite…ma sul tatami…combattivo…e fiero se vogliamo 🙂
    Ecco Maestro io sò di dover lavorare proprio tanto sul….IMPARARE A RICEVERE COLPI…
    e….IMPARARE MI PIACE….
    è UN BUON MODO DI TRASCORRERE TUTTA LA MIA VITA SE ALLA FINE ALLENANDOMI TUTTI I GIORNI TRA 30…40 …50 ANNI POTRò VEDERE CHE VEDO ARRIVARE I COLPI SUL VISO…E LI Sò SCHIVARE….

    grazie per questo scritto, ma grazie ancor di più per tutti i suoi articoli sempre ….interessantissimi.
    La saluto caramente.

  2. Il pensiero esposto dal Dott. Trevisani non fa una piega.

    Il pensiero di una sconfitta deve essere sempre presente nella mente del combattente, ma non gli si deve dare la possibilità di concretizzarsi.

    Durante uno scontro quello che bisogna aver chiaro in mente è l’obbiettivo finale (la vittoria, la sopravvivenza) il resto sono dettagli; smettere di pensare al come parare quel determinato attacco o a schivare quel determinato colpo.

    Alessandra, permettimi un consiglio.
    Sicuramente il restare lucida è indispensanbile, tecnicamente e praticamente dovresti allenare quella che chiamano “vista periferica” porre attenzione a tutto quello che accade a 180° (o quasi); solo cosi e una buona dose di attenzione riesci ad “vedere al rallentatore” i colpi che ti vengono portati. Guarda negli occhi o il viso del tuo avversario, ma non escludere dal campo visivo gli arti inferiori, le spalle e le mani tutto in un unico scenario. Mai focalizzare l’attenzione.

    • buona sera fabio,
      grazie per i tuoi consigli….

      Vista periferica…..mmmmm bello questo termine…
      come posso allenarla? semplicemente facendo quello che mi hai detto e mettere tanta pazienza nell’osservare l’insieme e non il particolare del pugno che mi viene messo avanti?….
      sai devo darti ragione…a volte mi rendo conto di essere catturata durante il combattimento dal pugno che l’avversario per distrarmi mi mette davandi al viso…distendendo il suo braccio per intero….e quell’elemento lo usa …lo so…per distrarmi….ma io ci casco tutte le volte…quel pugno me lo mette davanti agli occhi, davanti al muso…ed è come una SFIDA ….ALLA MIA PERSONA ….sono talmente catturata da quello che perdo davvero la vista dell’insieme….
      proverò allora da adesso a restare più concentrata sul generale….e cercherò di ….non focalizzare l’attenzione.

  3. Era solo un consiglio. Magari sbaglio ma noto una punta di sarcasmo; direi del tutto fuori luogo e piuttosto irritante.
    Buona giornata.

    • leggo solo ora la tua risposta fabio….

      No….assolutamente ….niente sarcasmo…

      guarda che io ti ho preso alla lettera….
      nel senso che ho colto il tuo suggerimento,.. che ho trovato assolutamente corrispondente a ciò che mi accade…
      Non mi permetterei mai di essere nè sarcastica,nè tantomeno irritata…
      io adoro le arti marziali…ed ogni suo insegnamento….ti dico con tutto il cuore che ti ringrazio per avermi dato quei suggerimenti….
      anzi…devo dire che i tuoi suggerimenti mi hanno dato modo di poter parlare meglio con il mio maestro a proposito della mia “guardia” al viso…che spesso manca….
      spero che tu legga presto questo commento….così da poter comprendere che sei stato di grande aiuto….
      GRAZIE….

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