Formazione nel turismo

Fare una buona formazione nel turismo: I Principi basilari…

© Articolo a cura di Daniele Trevisani, www.studiotrevisani.it – Copyright

Chi desidera risultati deve porsi il problema di quali esiti vuole raggiungere, e di quale somma di azioni lo porterà nella direzione voluta.

Se i risultati sono una “squadra” che lavora bene in una struttura turistica, sia essa un campeggio, o un hotel, o un intero villaggio, questo significa veramente darsi da fare e non sperare che la squadra si formi da se.

Un insieme di persone non fa squadra, la squadra è un team che segue regole e lavora per un fine comune. Serve quindi un percorso formativo. Vediamo un esempio sul piano fisico: chi desidera dimagrire o migliorare il proprio aspetto sa che non è sufficiente leggere un libro sul fitness, ma occorre iniziare a fare palestra (o correre, o altra attività), impegnarsi in lavoro concreto.

Per cambiare non è sufficiente stare alla superficie delle cose, ma serve una dedizione, un cammino. L’atleta e lo studente sanno anche quanto sia utile dare continuità nel tempo, allenamento dopo allenamento, esame dopo esame. L’atleta sa anche che il suo progresso sarà più rapido se accanto alla attività fisica vi sia un programma di alimentazione strategico, basato sull’acquisire uno stile alimentare positivo, e non è sufficiente mangiare bene in un pranzo e poi dimenticare la dieta per un mese. Anzi, la parola dieta è essa stessa sbagliata, poichè evoca una “pausa” entro un flusso altrimenti scorretto. Favorire uno stile alimentare permanente – non una dieta momentanea – è l’approccio corretto. Questo vale anche nella visione di cosa sia la formazione, il lavoro sul fattore umano in ogni campo.

Non basta dire alle persone “lavorate bene” o “siate gentili”, sono messaggi inutili, come dire “fai il bravo”, si è mai visto qualcuno fare il bravo dopo averglielo raccomandato?

Nel turismo è lo stesso. Non bastano messaggi spot, servono veri e propri programmi formativi per la propria struttura turistica. Raggiungere un risultato richiede assimilare un modo di essere. Esiste una vera e propria spiritualità legata al percorso, una visione del cammino che lo trasforma in qualcosa di valore in sè.

Il percorso formativo diventa un modo per evolvere, assume un valore superiore per il solo fatto di essere intrapreso. I percorsi sono fatti di continuità. I risultati arrivano solo in seguito al lavoro continuativo. Questo vale per il miglioramento sul piano fisico, sul piano manageriale (nella leadership, o nella direzione aziendale) e sul piano personale (il lavoro sulla personalità, sulle emozioni, sulla comunicazione).

La formazione riguarda sia gli operatori che il front line e la direzione. Come fossero una squadra di calcio, tutti portano contributo, ai vari livelli. Dimenticare alcuni sarebbe un pò come allenare solo la difesa e lasciare gli altri ingrassare e bere litri birra, poi dire “adesso assieme tutti in campo”.

Serve quindi una “regia di formazione” (vedi link http://www.studiotrevisani.it/hpm1/ – dove il senso portante del metodo registico è la capacità di far interiorizzare un cambiamento, farlo diventare un percorso, e non solo di conoscere una nozione (fatto di per se sterile). Posso capire cosa significa la parola o concetto “comunicazione verso il turista”, ma non avere una più pallida idea se la mia comunicazione sia veramente corretta o efficace. Possedere un libro tra gli scaffali senza averlo mai letto e capito è del tutto inutile. Tra cambiare e conoscere esiste una enorme differenza. Posso avere studiato un concetto (es: la saldatura, i tipi di metallo, e la tecnica da usare per i diversi tipi) ma non avere mai saldato niente, e non sapere da che parte iniziare se qualcuno mi chiede di unire due tubi.

La pratica, l’acquisizione, richiedono l’assimilazione negli schemi comportamentali – gli schemi motori o verbali sottostanti – e non solo una assimilazione nozionistica o concettuale.  Nel sito https://studiotrevisani.wordpress.com/ sono disponibili numerosi altri concetti utili per affrontare con serietà un progetto di formazione nel turismo.

© Articolo a cura di Daniele Trevisani, www.studiotrevisani.it – Copyright, è probita la copia o divulgazione senza la citazione dell’autore e del sito di provenienza.

Un commento

  1. ritengo che la formazione, soprattutto nel mondo della comunicazione (intesa in tutte le sue innumerevoli sfaccettature) sia basilare. non ci si improvvisa comunicatori. ognuno di noi comunica, ma sono pochi quelli che sanno veramente cosa significa comunicare con efficacia. La formazione è basilare perché lascia un’impronta all’interno di ciascuna persona.

    Sono all’ultimo anno di università, frequento una facoltà purtroppo ancora snobbata e sottovalutata dalla maggior parte di persone e aziende: Relazioni Pubbliche. Non faccio la velina né la considero la mia più grande aspirazione nella vita. Ma questo percorso formativo ha plasmato il mio modo di pensare e di interpretare la realtà. e’ inevitabile. Un domani non ricorderò tutte le nozioni e teorie di questo mondo, ma mi resterà uno schema mentale, un certo modo di affrontare le persone e la vita in generale: con spirito critico.
    Appoggio quindi pienamente quanto da Lei sostenuto.
    Con una remora: purtroppo non in tutte le piccole e medie imprese italiane si è sviluppata una cultura del genere. I corsi di aggiornamento per la formazione continua (qualcuno li chiama così) sono ancora visti come uno spreco di tempo e denaro da parte dei titolari e come “evviva qualche giorno di vacanza retribuita!” da parte dei dipendenti.
    Bisognerebbe diventare la formazione al pari di un valore presente nella cultura di base dell’impresa. Questa è la prima vera sfida da affrontare. Il resto viene da sé.

    Jessica

    http://coccinelladj.wordpress.com

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